di PAOLO DANI «MI SEMBRA di essere il prezzemolo, sto da per tutto: lo so, rischio la sovraesposizione, ...
È un Marcello Lippi volutamente ciarliero ed effettivamente soddisfatto quello che ha incontrato ieri mattina gli studenti dello Iusm di Roma al convegno «La preparazione del successo sportivo» che si è tenuto nel Salone d'Onore del Foro Italico. L'ex ct era l'ospite d'onore, a lui il compito di raccontare come ha «preparato» la vittoria ai Mondiali, di spiegare questa lunga e bella «sbornia» affettiva che gli fa girare il paese intero: e lo hanno anche chiamato «professor Lippi». «Giro l'Italia e mi chiamano dottore, e io non sono neanche ragioniere...», ci ha scherzato sopra. «Ogni volta che rivedo le immagini del mondiale - ha ammesso - rivinco il Mondiale. Conferenze, incontri, saloni pieni: sì, i filmati me li rivedo volentieri e immancabilmente ci scappa la lacrimuccia... I bambini mi fermano e mi chiedono: sei tu il campione del mondo? E io, a quel punto, rivinco il Mondiale». L'ex ct azzurro ha poi parlato a lungo del ruolo di Totti, proprio per rimarcare l'armonia del gruppo azzurro. «Il leader è scelto dal gruppo: tutti sapevamo che Francesco non era al 100%, ma tutti i giocatori erano convinti che potesse fare qualcosa di importante, di determinante, e quindi erano disponibili a sobbarcarsi ognuno un piccolo peso per colmare il suo handicap. Dopo aver iniziato con due punte più Francesco, con i cechi abbiamo scelto di giocare con una punta sola più Totti, proprio perché il capitano romanista non era al 100%, altrimenti si continuava sulla vecchia strada. Come vedo Totti adesso? È già tornato. Se avesse avuto questa forma in Germania sarebbe di sicuro stato inserito nella corsa per il Pallone d'Oro. Ma comunque il Mondiale di Francesco è stato positivo». La svolta per la sua Italia c'è stata nella partita con la Repubblica Ceca, ma «venivamo da un maggio durissimo - ha detto Lippi riferendosi a Calciopoli - e col Ghana spendemmo tante energie, cosa che pagammo con gli Stati Uniti. Dalla confusione di maggio uscimmo più forti, perché in gruppo c'era una energia positiva».
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