Quando ha giocato in provincia è stato amato senza discussioni, quando si è esibito nelle metropoli ha ...
In nazionale, però, è stato sempre il numero uno, un campione dalle giocate incredibili. Questa, in sintesi, la carriera di Roberto Baggio da Caldogno, paesino della provincia di Vicenza dove è nato il 18-2-1967 e dal quale non si è mai voluto staccare troppo. Basti pensare che dopo aver esordito con la squadra veneta la città più a sud dove ha giocato è stata Firenze (1985-90, 94 presenze, 39 gol). Poi, caso più unico che raro, si è esibito con tutte le tre grandi storiche del nostro calcio: la Juve (1990-95, 141 presenze, 78 gol, 1 scudetto, 1 Coppa Uefa e 1 Coppa Italia), il Milan (1995-97, 51 gare, 12 reti e 1 scudetto) e, dopo la parentesi della rinascita bolognese (1997-98, 30 partite, 22 gol) l'Inter (1998-2000, 41 gare, 9 reti). Quindi è approdato al Brescia, dove è diventato il miglior marcatore ancora in attività del campionato (e il quarto di sempre) con 196 reti e le 200 già nel mirino. Ne mancano solo quattro e sicuramente Baggio raggiungerà l'obiettivo. Ma, dicevamo, è in nazionale che si è esaltato: in poco più di 10 anni (dal 16-11-1988, debutto a Roma nell'amichevole con l'Olanda Campione d'Europa, al 31-3-1999, ultima gara ad Ancona contro la Bielorussia) ha collezionato 3 Mondiali, 55 partite e ben 27 gol, grazie ai quali è il quarto miglior marcatore azzurro di sempre dopo Riva (35), Meazza (33) e Piola (30). Nel 1993 ha vinto il Pallone d'Oro; sei mesi dopo ha sbagliato il rigore della vita nella finale mondiale col Brasile di Usa '94. Fra. Bov.
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