La maglia rosa attacca, il suo rivale resiste e chiude con 34 secondi di ritardo. Terzo Casagrande
Giro d'Italia Il trentino della Saeco vince la dodicesima tappa arrivando da solo sul Monte Zoncolan e si conferma leader Impresa Simoni, ma Garzelli non molla
Lo Zoncolan era tutto in quella scena: una salita che annebbia la vista e le idee, che fino a ieri era sconosciuta ma temuta, e finalmente abbiamo capito perché. Tre chilometri finali con assurde pendenze del 20-22%, con una punta del 27% su un tornante. Free-climbing, più che ciclismo. Si dice che l'altro versante, quello duro, sia così per tutta la lunghezza della salita; lo scopriremo quando il Giro vorrà scalarlo (forse fra un paio d'anni, il tempo di sistemare la strada e di allargare le gallerie). Gilberto Simoni l'ha affrontata a viso aperto, questa rampa maledetta, e ne ha avuto ragione: di lei e degli avversari, pur senza scavare baratri in classifica tra sé e il resto del gruppo. Stefano Garzelli ha messo in mostra una capacità di resistere e soffrire che merita ogni elogio: non ha risposto agli scatti della maglia rosa, ma ha tamponato le falle andando su regolare, e alla fine il dazio di mezzo minuto abbondante dal primo è più che accettabile. Francesco Casagrande e Yaroslav Popovych sono stati splendidi convitati al tavolo dei grandi. Ma il protagonista più atteso, quello che ad ogni metro percorso accanto ai protagonisti della classifica smuoveva animi e passioni, l'uomo che tutto il mondo del ciclismo aspettava da tre anni ad una rinascita, era Marco Pantani. Il Pirata ha entusiasmato la moltitudine di tifosi (centomila, più o meno) che aspettavano la corsa sullo Zoncolan. Quando si è iniziato a fare sul serio Pantani è andato un attimo in affanno. Lesti ad inseguire il trentino sono stati Casagrande, Popovych e Garzelli. Poi, mentre Simoni e Casagrande riprendevano e superavano Belli (in fuga da prima), gli altri due arrancavano non riuscendo a tenere certi ritmi. A quel punto, ai due chilometri e mezzo ecco riapparire il romagnolo, a ruota di Scarponi. E ancora 300 metri più avanti, mentre Simoni si sbarazzava della compagnia di Casagrande, Pantani faceva lo stesso con Scarponi; e risaliva fino alla ruota di Popovych, e poi ancora su fino a quella di Garzelli, che inseguiva la maglia rosa e i sogni di gloria non sapendo se dar fondo a tutto il suo spirito di abnegazione o se abbandonarsi alla disperazione. L'arrivo di Pantani è stato per Garzelli, suo antico gregario (ma anche beneficiario del suo sacrificio, sull'Izoard nel 2000), una boccata d'ossigeno. Il ritmo imposto dal Pirata ha ricondotto i due su Casagrande, che poi si è sfilato fino a rimanere agganciato a Popovych, e ha mantenuto le distanze da Simoni ad un livello umano. Quest'ultimo, nel frattempo, saltellava sui pedali e dava l'impressione, lui il migliore della compagnia, di star fermo. Figurarsi gli altri. Impossibile scattare su queste pendenze, impossibile tentare allunghi: Casagrande e Popovych, tanto per dire, hanno tenuto per un chilometro e passa nel mirino i due pelati davanti, a 20-30 metri da loro. Ma non sono mai riusciti a chiudere il buco, tanta era la difficoltà di avanzare. Solo nel finale, quando appena appena la strada spianava, Pantani si è rilassato facendosi superare da loro, mentre Simoni esultava con un braccio solo e Garzelli andava a prendersi il secondo posto. Oggi la tredicesima tappa, Pordenone-Marostica, 149 chilometri con circuito (e salitella) finale, chiama all'opera qualche fuggitivo. Domani si risale in montagna, con il classico tappone dolomitico.
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