SANREMO E POLEMICHE

Sanremo 2026, il delirio delle femministe che si scagliano contro Sal Da Vinci

Marco Zonetti

Sal Da Vinci, che ha stravinto il Festival di Sanremo con la canzone Per sempre sì, galvanizzando l'Ariston e gli italiani e dando origine a balletti dedicati e meme e omaggi virali sui social, è finito suo malgrado nel mirino delle femministe. Ancor più agguerrite delle testate di Sinistra che l'hanno stroncato fin dal primo ascolto salvo poi salire sul carro del vincitore alla fine della kermesse, e anziché occuparsi di parità salariale, le sedicenti paladine dei diritti delle donne hanno messo in croce il buon Sal accusandolo di ogni nefandezza.

 

  

 

Prendiamo ad esempio il post pubblicato sui social da Rifondazione Ecofemminista: «Abbiamo aspettato prima di scrivere questo post perché dovevamo riprenderci almeno un po' dallo shock. Siamo sconcertat*, affrant* e senza più alcuna speranza per il futuro. Come è chiaro agli occhi di tutt*, abbiamo assistito all'edizione più buia, oscurantista e maschilista degli ultimi 30 anni di Sanremo». E ancora: «Solo 10 donne in gara, una conduzione troppo esposta a destra non essendoci stato nessun intervento politico da parte di intellettuali come Rula Jebreal, Paola Egonu o Chiara Ferragni e livello di canzoni sottoterra, un po' come i festival di Pippo Baudo e Paolo Bonolis». Ed ecco poi l'affondo a Sal Da Vinci: «Ma parliamo del risultato finale della gara. Chi poteva vincere? Un boomerone di 56 anni per giunta pure nonno. È sconcertante che in questo periodo storico dove ci sono 6 femminicidi ogni 2 giorni, dove cerchiamo di dare ai giovani un'educazione sessuale cercando di smantellare il patriarcato pezzo per pezzo, vada a vincere Sanremo una canzone sul matrimonio uomo/donna e giuramento di amore eterno infarcito di possesso e fanatismo religioso». Non è finita: «"Te lo prometto davanti a Dio" è la frase che ci fa più paura di questa canzone perché cosa prometti davanti a Dio? Che se non sarà per sempre sì sei autorizzato ad ucciderla? Che intervenga la Codacons».

 

 

Chi ha letto fino in fondo senza inorridire per l'uso smodato di asterischi è rimasto perlopiù sbigottito, come dimostra la pletora di reazioni negative suscitate da cotanto sproloquio. La cui agghiacciante apoteosi è il parallelismo tra una promessa davanti a Dio e un femminicidio. Secondo tale disamina, il matrimonio celebrato in chiesa tra un uomo e una donna, nel quale lui s'impegna davanti al Signore di amare lei per sempre, rischia quindi di essere araldo dell'uccisione della malcapitata? Puro delirio! Per giunta, essendo il ritornello della canzone di Da Vinci privo di riferimenti di genere, può attagliarsi anche a due donne o due uomini che scelgano di unirsi civilmente. Tacciare poi un festival di essere troppo esposto a destra nel momento in cui la prima serata ha visto salire sul palco una donna che vanta una «famiglia di sinistra che ha fatto ciao ciao ai fascisti» dimostra l'assoluta perdita di ogni contatto con la realtà.