Sanremo 2026, il calo degli ascolti tv non preoccupa Conti: “Il Festival sta bene”
“Il Festival sta bene, lo dimostrano questi numeri”. “Se mi aspettavo questi ascolti? Pensavo un po’ meno, pensavo al 55% di share. Poi, quando ho visto il 58%, ero molto contento. Pensavo a una flessione maggiore per la controprogrammazione, per il periodo, per tanti motivi che avevamo evidenziato in queste riunioni preliminari” – commenta il direttore artistico Carlo Conti. “Il fatto di essere comunque a questi livelli, che l’ascolto sia ancora così alto, mi rende contento: il Festival è in buona salute”. Se il calo degli ascolti continuasse nelle successive serate? “Darei la colpa al direttore artistico. E allo stesso direttore artistico direi che l’anno scorso ha avuto meriti per il record di ascolti” – ha aggiunto, confermando che la colpa non sarebbe delle 30 canzoni in gara, per qualcuno eccessive. “Ma le canzoni sono come il vino, ci sono annate e annate”, ribatte il giornale. “Lo so – dice Conti – e infatti il prossimo anno sarà un’annata strepitosa”.
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Periodo diverso, controprogrammazione diversa. Difficile confrontare un anno con un altro. Il conduttore dice di essere arrivato con la stessa serenità e di aver fatto un buon prodotto. A chiarire la questione sugli ascolti è intervenuto il direttore generale dell’Auditel, Paolo Lugiato, che ha spiegato come funziona la misurazione dell’Auditel: “Il mio compito, questa mattina, è quello di dare i numeri dell’ascolto della prima serata. Cercherò di farlo nella maniera più chiara possibile: Auditel misura e non commenta, io darò i numeri. La Total Audience misura anche la fruizione sui cosiddetti piccoli schermi. L’integrazione di queste due componenti è di 9.600.000 di ascolto medio, il numero medio di persone davanti al programma in ciascun minuto della sua durata. Lo share del 58% indica la quota del tempo trascorso davanti alla tv in Italia che era dedicato al Festival, ovvero il 58%. Un elemento di contesto: quante persone non guardavano il Festival? C’erano quest’anno 16.100.000 individui, quindi due milioni in meno rispetto allo stesso anno, a prescindere da quale fosse lo schermo. 300 mila sono gli spettatori da smartphone e altri schermi, 9.300.000 dalla televisione. La parte di televisione è misurata con un metodo campionario: nelle case dei nostri panelisti, su ogni televisore, c’è un apparecchio che misura quanto vedono minuto per minuto”.
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