ma quale trionfalismo
Flaminio, capienza ridotta e tempi allungati. Il progetto della Lazio va rifatto
Alla vigilia della chiusura della conferenza dei servizi preliminare sul progetto della Lazio per il Flaminio si vaticinava già di «prescrizioni pesanti» in arrivo dalle Belle Arti, limiti e legacci stringenti per poter intervenire sullo stadio. E in effetti, leggendo tra le righe del parere spedito lunedì sera dalla Soprintendenza speciale di Roma, quei paletti ci sono e possono essere riassunti in pochi punti, ma fondamentali. Perché ora c’è da capire se il progetto della Lazio potrà proseguire o se, come appare probabile, dovrà essere riconcepito e modificato prima di poter anche solo approcciare la richiesta di pubblico interesse e poi la conferenza dei servizi decisoria.
Passaggi, questi, che in base a quanto trapela in queste ore saranno preceduti da un tavolo a cui il Campidoglio vuole riunire la Lazio e la Soprintendenza, con l’eventuale partecipazione della Regione Lazio, per far sì che il progetto da sottoporre all’esame dell’Assemblea capitolina risponda perfettamente ai rilievi delle Belle Arti. Passeranno altri mesi. D’altronde il Flaminio non è un rudere come altri, bensì un impianto tutelato dal 2018 e protetto da vincoli monumentali, paesaggistici e archeologici. E ancora, non è stato esaminato se non in Comune il Piano economico-finaziario con cui la Lazio chiede il diritto di superficie per 90 anni sul Flaminio. Proprio tra i numeri di quelle tabelle, che raccontano di investimenti per oltre 400 milioni di euro, potrebbero nascondersi altri nodi da sciogliere. Ad esempio la previsione inserita nel Pef di 24 milioni di «contributi pubblici». Chi li concederà se il Comune, come sembra, non è intenzionato a metterci un euro? Ma andiamo con ordine.
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LE BELLE ARTI
Dalla Soprintendenza sono arrivate cinque pagine di parere «preliminare di massima favorevole» ma condizionato ad alcuni aspetti specifici. In ordine di citazione, c’è la richiesta di valutare l’«alleggerimento» dell’anello aggiuntivo esterno, quello che dovrebbe poggiare su cavalletti e ospitare 30 mila spettatori. La revisione servirebbe «per poter percepire maggiormente lo stadio preesistente». E poi c’è la questione della pensilina sul lato di via Flaminia, la quale, come la Soprintendenza premette, «caratterizza l’intera struttura».
E così, pur «in uno spirito di massima collaborazione e operatività», secondo le Belle Arti quel nodo va sciolto. Non fosse altro perché sullo stadio Franchi di Firenze, altra opera di Nervi in corso di restauro, si sta lavorando per la «conservazione e il consolidamento della pensilina dello stesso», che presenta «uno sbalzo anche maggiore sulle tribune rispetto alla pensilina dello stadio Flaminio». Alla Lazio la Soprintendenza porge una mano, mettendosi a disposizione «per condividere anche con sopralluoghi tecnici, sviluppi del progetto che possano contemplare diverse ipotesi di tutela/conservazione della pensilina o della memoria della stessa». Il succo del discorso però è che quell’ostacolo non può essere ignorato. E ce n’è un altro, di ostacolo, che forse ha colto di sorpresa persino per i progettisti.
L'AUDITORIUM
«Questa Soprintendenza ritiene che l’altezza massima che potrà raggiungere la nuova copertura dello stadio potrà essere l’altezza massima del vicino Auditorium Parco della Musica firmato dall’architetto Renzo Piano». Questo per garantire - scrive l’ente statale - «una corretta compatibilità paesaggistica e un corretto rapporto tra le volumetrie» in una zona che ospita già «importanti architetture autorali». La questione non è di poco conto: l’Auditorium è alto 34 metri, il progetto della Lazio invece porterebbe il Flaminio dagli attuali 17,6 metri a 40. Circa sei metri in più di quanto la Soprintendenza è disposta a consentire.
LA CAPIENZA
Pensilina, altezze, anello esterno da alleggerire. La strada più semplice per la Lazio sarebbe quella di acconsentire alla riduzione della capienza del futuro stadio, scendendo dai 50 mila posti previsti a una forbice che va dai 40 ai 42 mila. Ipotesi che però va esaminata sotto il punto di vista della sostenibilità dell’investimento e non è un mistero che a Formello si nutrano perplessità.
Intanto da Roma Capitale arriva il commento di rito: «Le prescrizioni indicate, così come quelle relative alla mobilità e agli altri aspetti emersi nel corso della conferenza dei servizi - dichiara il Campidoglio - dovranno naturalmente essere oggetto di attenta valutazione e sostanzialmente recepite nel prosieguo progettuale». Ai tecnici della Lazio è richiesto uno sforzo d’ingegno ulteriore.