il progetto biancoceleste

Stadio Flaminio alla Lazio, in conferenza dei servizi più che un Sì arriva un "Nì"

Martina Zanchi

Il termine per depositare i pareri sul progetto della Lazio è scaduto, ora la partita per lo stadio Flaminio entra nel vivo. Si sono rivelate troppo ottimistiche le aspettative di un «sì» o un «no» chiaro e incontrovertibile già nella giornata di ieri, termine della conferenza dei servizi preliminare iniziata a fine maggio, ma un’indiscrezione è trapelata in serata e parla di un parere «favorevole con prescrizioni» arrivato dalla Soprintendenza speciale di Roma, ente chiamato a esprimersi sugli aspetti del progetto che rischiano di collidere con i vincoli che gravano sul Flaminio, quelli architettonici in primis (lo stadio è di fatto un monumento, nonostante il degrado in cui versa) ma anche paesaggistici.

Già a giugno le Belle Arti hanno richiesto alla Lazio integrazioni, facendo presente due punti principali: non deve essere intaccata la pensilina di Nervi (mantenerla, però, potrebbe imporre alla società una riduzione della capienza desiderata) e il disegno originale dello stadio non deve essere nascosto dall’anello aggiuntivo progettato dalla Lazio. Difficile che la Soprintendenza possa smentire se stessa e difficile, allo stesso tempo, che possa essere stravolto nell’arco di due mesi un progetto da oltre 400 milioni di euro di investimenti. E sempre se le indiscrezioni fossero confermate, pare che proprio la pensilina sia l’elemento con cui la Lazio dovrà confrontarsi.

  

Sembra insomma che più che un «sì» pieno alla Lazio stia per arrivare un «nì», un via libera con prescrizioni pesanti che, però, permetterebbero la prosecuzione dell’iter. Anche a quel punto comunque la strada non sarebbe in discesa. Non sfugge ad esempio che il Piano economico-finanziario presentato dalla società biancoceleste non è stato analizzato dalla conferenza dei servizi: la prima verifica sui documenti è stata tenuta all’interno degli uffici capitolini ma è chiaro a tutti gli attori in campo che non si va da nessuna parte senza una base economica solida, soprattutto per quel che riguarda il rapporto con le banche, che secondo il Pef dovrebbero contribuire per quasi 284 milioni. Da capire anche come verrà valutata la richiesta (prevista sempre nel Pef) di 24 milioni di contributi pubblici. E poi ci sono le insidie nascoste qui e là nei passaggi burocratici e politici successivi.

All’eventuale ok in conferenza preliminare, infatti, segue il riconoscimento del pubblico interesse al progetto in Giunta, poi in Assemblea capitolina, che per lo stadio della Roma a Pietralata ad esempio ha richiesto ben due passaggi con voto positivo prima di consentire l’avvio della conferenza decisoria. Il secondo voto, non previsto dall’iter classico, è stato chiesto e ottenuto dall’Aula per verificare che nel progetto definitivo fossero state incluse tutte le richieste di integrazione presentate dai consiglieri. Alcuni dei quali, appartenenti alla maggioranza, a luglio sono stati avvistati nel corteo dei tifosi laziali contro il presidente Claudio Lotito.