okkupazione della vergogna

Spin Time prepara il solito ricatto. Intanto Santa Croce resta bloccata

Gabriel Bernard

A due giorni dall’incendio che ha portato all’evacuazione e al sequestro del centro sociale Spin Time, gli occupanti dell’ex sede Inpdap di via di Santa Croce in Gerusalemme mostrano i muscoli fin dal mattino e sfidano il Campidoglio: «Il Comune venga qui a riferire per delineare una strategia di rientro». Oppure «resteremo qui finché non ci farete rientrare dentro casa nostra». Una presa di posizione che suona come un ricatto.

Il braccio di ferro per tentare di influenzare la decisione della Città parte dall’occupazione della strada, in particolare di via di Santa Croce in Gerusalemme dove, ieri mattina sono state posizionate decine di tende. Le tensostrutture installate dalla Protezione Civile, il telone di plastica legato tra gli alberi per garantire uno spicchio d’ombra, piscine gonfiabili per i bambini restano sullo sfondo. La sfida è racchiusa lì, in quelle tende messe dai militanti del centro sociale a mo’ di fortino.

  

 

Spin Time è stato «sottoposto a sequestro preventivo» e l’avviso della questura di Roma affisso all’ingresso è chiaro: lo stabile è "off limits". Questione di sicurezza (dopo l’incendio, i vigili del fuoco l’hanno dichiarato momentaneamente inagibile), ma non solo, perché lo stabile, già sottoposto a sequestro, era in cima alla "lista Piantedosi" delle "okkupazioni" da sgomberare.

«Chiediamo al Comune di incontrarci per delineare una strategia che ci consenta di rientrare bel palazzo», dicono dal centro sociale. La questione è stata al centro di un nuovo tavolo tecnico, ieri, in prefettura, tra il sindaco Roberto Gualtieri, il prefetto Lamberto Giannini, il fondo Investire Sgr (proprietaria dello stabile), i rappresentanti dello Spin Time e Monsignor Baldo Reina, Vicario Generale della Diocesi di Roma. La Città, spiega Gualtieri, «ha garantito il massimo impegno, sia per dare un rifugio immediato nell’emergenza, sia per salvaguardare un’esperienza di integrazione e comunità». E la proposta avanzata da Roma Capitale su cui sta ragionando la proprietà di Spin Time sarebbe un anno di affitto per consentire l’ingresso agli occupanti e una nuova proposta di acquisto dello stabile, visto che in questi mesi la proprietà aveva respinto al mittente i tentativi. Per ulteriori dettagli, però, bisognerà attendere il prossimo incontro, lunedì. Ma gli occupanti ribattono: «Non c’è più tempo», «Trovate il modo di farci rientrare».

 

Gli sfollati sono circa quattrocento, tra cui un centinaio di minori. Le temperature e l’asfalto rovente rendono tutto più complesso, con alcuni occupanti che svengono, rendendo necessario l’intervento di un’ambulanza. «Per dare una risposta concreta come Municipio Roma I abbiamo messo a disposizione settanta posti letto, dislocati in tre delle nostre strutture sul territorio: la sede della Casa del Municipio, quella del Polo Civico e la sede del CSAQ Esquilino», fa sapere il presidente della commissione Politiche sociali del Primo, Giorgio Benigni. Ma non basta, e per l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi, intervenuto nell’assemblea organizzata davanti Spin Time alle 19, «è necessario un incontro in Campidoglio per alzare il livello di assistenza e presa in cura delle persone che si trovano in strada. È necessario capire come fornire l’assistenza dal punto di vista alloggiato e non solo». Incontro che non è chiaro se si sia già svolto ieri sera o avrà luogo oggi. Sul tema si è pronunciata anche la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein a margine della presentazione del Piano Caldo, in un’area verde del Pigneto: «Appoggiamo il sindaco Gualtieri e il Comune in questo sforzo e diamo pieno supporto a tutta la comunità di Spin Time. Stiamo parlando di quattrocento persone fuori di casa».

 

Per Nicola Zingaretti, ex presidente della Regione Lazio dal 2013 al 2022, «difendere esperienze come questa significa difendere un’idea di città che non lascia indietro nessuno». Per ora però, l’unica certezza è la strada occupata, il Comune che lavora a una soluzione senza però risposte immediate da offrire. Gli sfollati non arretrano: «Noi restiamo qui».