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Sui canili di Roma all'Anac non tornano i conti. Batosta sul Comune

Martina Zanchi
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I controlli che il Comune dovrebbe effettuare nei canili Ponte Marconi e Muratella presentano, secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, «rilevanti profili di criticità», tanto che l’Anac vuole da Roma Capitale una risposta entro 30 giorni «in merito alle iniziative assunte» per correggere il tiro. Nella delibera dell’11 marzo, che chiude di fatto un’istruttoria avviata a ottobre scorso, l’Anticorruzione elenca numerose mancanze e annota persino «anomalie temporali» sui registri presenze dei veterinari, da questi peraltro non firmate. Come avrebbero fatto - si chiede ad esempio l’Anac - a terminare il turno alle 13 a Muratella e iniziare sempre alle 13 a Ponte Marconi, visto che le strutture sono distanti 10 chilometri?

E poi c’è la mancanza di «verifiche dirette» sulla frequenza dei pasti, che devono essere serviti due volte al giorno. Una contestazione a cui, scrive sempre l’Anac, il Comune ha risposto spiegando che i cani mangiano alle 7 e alle 18, quindi oltre l’orario d’ufficio del funzionario incaricato dei controlli, che oltretutto non è più in servizio da oltre cinque mesi. Una spiegazione che ha fatto storcere il naso all’Autorità, anche perché per Responsabile del procedimento e Direttore dell’esecuzione sono previsti incentivi per oltre 27 mila euro. Mancherebbero inoltre controlli specifici sullo sgambamento dei cani e sulla toelettatura, nonché sulla pulizia degli ambienti. In molti casi, poi, le spiegazioni del Comune ricalcherebbero quelle fornite dal gestore.

Un esempio sono i contratti di regolare esecuzione, che risulterebbero «fondati, in via principale, sui report mensili trasmessi dalla società appaltatrice». Da questi, peraltro, emerge che «sin dall’avvio del servizio (agosto 2023) la società appaltatrice non ha correttamente adempiuto all’obbligazione di garantire la presenza del medico veterinario comportamentalista per il numero di ore giornaliere previste dal capitolato». Invece di presentarsi quotidianamente, lo specialista sarebbe venuto 15 giorni al mese. Nonostante ciò «il Rup ha comunque dichiarato la regolare esecuzione del servizio, limitandosi a operare uno scomputo dal corrispettivo contrattuale».

All’Anac il Comune ha assicurato che «il gestore del servizio ha assunto un impegno formale» per garantire il servizio (fondamentale per l’adozione di cani problematici) «mediante la stipula di uno specifico contratto idoneo». Non bastava, forse, l’appalto da oltre sette milioni in vigore da quasi tre anni. Non convincono neanche i 20 mila euro di penali elevate al gestore per inadempienze. Per l’Anac i controlli sui canili sono stati più formali che sostanziali e si aspetta un cambio di rotta.

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