Ristorazione, tavolini all'aperto: ricomincia la guerra
Gli esercenti tornano a chiedere tempo per adeguarsi al nuovo regolamento che ridisegna gli spazi pubblici all’aperto pieni di tavoli e dehors, mentre il I Municipio è pronto con altre rimozioni, dopo le 400 dei mesi precedenti. Fiepet Confesercenti, Fipe Confcommercio e Unione Industriali hanno inviato ieri una nota congiunta al sindaco Roberto Gualtieri e all’assessore al commercio, Monica Lucarelli, per rinviare ancora una volta la scadenza di adeguamento dal primo al 15 aprile.
«Questo - spiega il presidente di Fipe, Sergio Paolantoni - alla luce soprattutto di problemi tecnici della piattaforma telematica del Comune, che ha creato forti rallentamenti». Ipotesi, tuttavia, già rispedita al mittente dall’assessore Lucarelli (e ieri confermata anche dal presidente della commissione capitolina al commercio, Andrea Alemanni), che dalle pagine del nostro quotidiano ha dichiarato che «il termine è definitivo», come a dire il tempo c’è stato, ma se poi la maggior parte degli esercenti si riduce agli ultimi istanti possono succedere anche inconvenienti tecnici.
Tuttavia, è piuttosto l’ipotesi di poter dormire sonni tranquilli, specie per gli intestatari di una osp Covid, ad aver fatto ignorare l’obbligo di presentare la domanda, previa decadenza del titolo. E questo perché nel frattempo il Governo ha concesso tempo fa un’altra proroga a giugno 2027 per le osp Covid anche se la stessa elimina solo il parere della Sovrintendenza e non il contrasto alle norme del codice della strada. Tradotto, se il dehors impedisce il passaggio dei pedoni sul marciapiede, intralcia un incrocio, ingloba un albero e così via, deve essere comunque rimosso. Ed è proprio questo che vuole fare il Campidoglio. Da questa mattina, chi non ha fatto domanda (pur non avendo ancora ricevuto risposta dal Municipio competente), è passibile di sanzione. E non sono pochi. Dagli ultimi dati, almeno un esercente su tre risulta essere abusivo perché non in regola con questo adempimento ed è pronto a dare battaglia: «Saranno migliaia i ricorsi al Tar di fronte alle sanzioni», conferma Paolantoni. Intanto, dal canto suo, il I Municipio, territorio a più alta densità di occupazioni, è pronto a continuare le rimozioni. Negli ultimi mesi sono state oltre 400 per osp difformi dalle regole, nella maggior parte dei casi si è trattato di osp parzialmente abusive, e sta per metterne a segno un’altra trentina nei prossimi giorni, tra Prati, Trastevere e Castro Pretorio. Si tratta di rimozioni programmate in precedenza e che non hanno dunque a che vedere con gli abusi che si potranno riscontrare da stamattina.
Dopo Pasqua, però, è prevista una riunione con la polizia locale per far scattare eventuali decadenze e prendere in fallo chi non ha inoltrato l’istanza di adeguamento. «Non sarà una caccia alle streghe», come ci ha detto l’assessore Lucarelli, ma di sicuro possiamo parlare di «guerra aperta», l’ennesima, tra esercenti e Campidoglio, che pare essere solo all’inizio. Ma cosa cambia da stamattina? In base al nuovo regolamento la città è suddivisa in tre zone, ognuna delle quali con più sottocategorie. Il sito Unesco è ovviamente quello dove le regole sono più restrittive; l’area occupabile viene calcolata sulla base delle superfici interne del locale. Dopo un primo momento in cui era stata tolta la possibilità di mettere pedane nell’area più storica della Capitale, il Campidoglio ha corretto il tiro e l’ha inserita nuovamente, previa però istruttoria e compatibilmente con i pareri delle sovrintendenze e della polizia locale. Torna inoltre il catalogo degli arredi e quindi stop a quegli odiosi tendoni di plastica con cui in molti casi si coprono gli spazi all’aperto. Intanto, però, Forza Italia ha presentato ieri una mozione urgente per la proroga dei termini osp da discutere già domani a causa «delle criticità tecniche per l’utilizzo dei portali telematici».
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