Tentò di uccidere Le Foche, ex pugile condannato
Quarantotto mesi di reclusione. Questa la pena definitiva per Mauro Renato Morandi, ex pugile con problemi psichici, che il 5 ottobre del 2023, aggredì in maniera feroce il medico che lo aveva in cura, l’immunologo Francesco Le Foche, noto anche per avere preso parte ad alcune trasmissioni tv durante la pandemia e per avere sostenuto l’importanza della vaccinazione contro la diffusione del Covid. I magistrati della Cassazione hanno chiuso il processo originato dal sanguinoso fatto di cronaca verificatosi nella Capitale e hanno ritenuto Morandi colpevole di tentato omicidio. Siamo nell’ottobre del 2023. Morandi si reca nello studio di Le Foche, in via Po - quartiere Salario - per lamentarsi della terapia prescrittagli per un’infezione alla colonna vertebrale e che, a suo dire, rischiava di condurlo alla morte. Le lamentele dell’ex pugile non sono verbali. Morandi aggredisce l’immunologo: lo prende a pugni, lo sovrasta fisicamente, ne afferra la testa e la sbatte ripetutamente sul pavimento, sulle pareti e sugli stipiti delle porte dello studio medico.
Per l’immunologo, a terra e privo di sensi, il destino sembra segnato, anche perché Morandi continua a colpirlo con calci e pugni. A salvargli la vita è il provvidenziale intervento di un poliziotto, che, libero dal servizio, in quel frangente passa in via Po, nota il trambusto proveniente dallo studio medico e, compresa la situazione, riesce ad attirare Morandi in strada. Il coraggio del poliziotto consente di prestare i primi, fondamentali soccorsi a Le Foche e di far intervenire le forze dell’ordine, che riescono ad arrestare Morandi, il quale grida ancora «lo ammazzo» mentre l’immunologo, in drammatiche condizioni, viene portato via da un’ambulanza verso il Policlinico Umberto I. I medici visitano Le Foche e riscontrano un trauma facciale, con diverse fratture, sia al setto nasale che all’orbita oculare sinistra. Necessario il ricovero in terapia intensiva.
A sorpresa, Morandi viene solo sottoposto agli arresti domiciliari, che però durano giusto 48 ore. Il 7 ottobre, difatti, le forze dell’ordine si presentano a casa di Morandi - una villetta nella zona dei Castelli Romani - per prelevarlo e accompagnarlo all’interrogatorio di garanzia. L’aggressore si rifiuta di aprire alle forze dell’ordine e si barrica in casa. Dopo 4 ore di trattative Morandi le lascia entrare. Ma l’episodio gli costa caro: il gip decide di tramutare i domiciliari nella detenzione in carcere. Poi, il processo, si è chiuso ora in Cassazione, con una condanna definitiva.
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