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Umberto I, da locali tecnici e sale d'attesa spuntano 18 clochard

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Antonio Sbraga
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Senzatetto e sbandati sfrattati dal "Grand Hotel Umberto I". Nell’antico policlinico più grande d’Italia sul calar della sera trovavano rifugio tanti senza fissa dimora: venerdì notte c’era anche un barbone di più di 80 anni tra le 18 persone che stazionavano all’interno del nosocomio. Due di loro proprio bivaccano tutto il giorno in alcuni spazi inutilizzati della struttura sanitaria: si tratta di 2 uomini italiani, di 39 e 42 anni, senzatetto e senza lavoro, che sono stati sanzionati per violazione del divieto di stazionamento, con contestuale ordine di allontanamento dall’area e l’applicazione della sanzione prevista di 500 euro. «Non sono risultati collaborativi - hanno spiegato i militari - e hanno rifiutato una sistemazione dignitosa alternativa», al pari dell’ultra-80enne allontanato. Anche perché «l’obiettivo dell’azione non è meramente repressivo: si inserisce in un più ampio impegno volto a garantire sicurezza, dignità e decoro in un luogo centrale e sensibile come il Policlinico Umberto I, assicurando al tempo stesso attenzione e sostegno alle persone in condizione di marginalità», è stato ribadito ieri dai coordinatori dell’operazione congiunta, effettuata dai carabinieri della Stazione Macao insieme agli operatori comunali della Sala Operativa Sociale.

 

Un’operazione che, d’ora in poi, sarà ripetuta con cadenza periodica dai militari e dagli assistenti sociali, sempre in collaborazione con il servizio-vigilanza dell’Umberto I. Molti dei senzatetto si erano ricavati una sistemazione all’interno dei locali tecnici, quelli dove passano le tubature degli impianti del policlinico. Altri si erano intrufolati anche nelle sale d’attesa degli ambulatori e in un’ala inutilizzata dell’Umberto I. Tutti e 18 sono stati allontanati senza disordini: si tratta di clochard di vecchia data, già noti alle forze dell’ordine. Tanti italiani, alcuni europei e un extracomunitario regolare che probabilmente si accampavano da tempo all’interno e all’esterno dei 50 padiglioni. Che di notte diventano labirinti, lande spesso desolate in un silenzio spettrale. I residenti nella zona della città universitaria descrivono questi ospiti abusivi come una sorta di comunità di habitués, che dal tardo pomeriggio in poi arrivano alla spicciolata, alcuni anche col proprio bagaglio di cartoni, bottiglie e alimenti. Però ci sono anche i frequentatori occasionali, quelli che cercano di penetrare nell’androne gigante del Pronto Soccorso solo per ricavarsi un giaciglio tra le sedie delle sale d’attesa, dove cercano di dormire alcune ore.

 

Problemi analoghi sono stati denunciati negli ultimi anni anche da altri grandi ospedali romani come il San Camillo (altra immensa struttura a padiglioni), il San Giovanni, il Gemelli e il Santo Spirito. Mentre un altro policlinico, Tor Vergata (Ptv), nel 2024 ha proprio stipulato «un accordo con il Municipio VI per la presa in carico dei casi sociali più gravi, persone in condizioni di barbonismo domestico, senza fissa dimora, prive di caregiver o in isolamento sociale, stranieri vulnerabili, persone prive di documenti o senza medico di base», come ha raccontato l’ex commissaria straordinaria del Ptv, Isabella Mastrobuono. Ma a Tor Vergata i clochard finivano al Pronto Soccorso anche effettuando proprio il triage o chiamando l’ambulanza del 118: «il numero dei casi sociali giunti al PS del PTV nel secondo semestre del 2024, con permanenza per alcuni casi superiore ai 30-40.000 minuti, erano aumentati di circa l’89% rispetto al semestre precedente - ha quantificato l’ex commissaria - Il Ptv opera in un contesto territoriale unico per complessità e fragilità sociale. Una grave realtà seconda per disagio economico e sociale solo a Scampia a Napoli».
 

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