Tevere, scontro di competenze sulla pulizia. Ecco il risultato tra fango e immondizia
Una banchina per due, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. A tre settimane dalla piena del Tevere le sponde del fiume sono ancora ricoperte di fango, detriti e immondizia. Dietro agli interventi mancati o in ritardo per dare nuovo decoro alle banchine c’è anche una questione burocratica che vede contrapposti Campidoglio e Regione Lazio. Ieri, per tentare di capire chi dei due enti fosse responsabile delle pulizie lì alla base dei muraglioni, abbiamo sentito le rispettive campane. Nessuna dichiarazione diretta, ma spiegazioni spifferate, come da copione, insomma. Secondo persone «informate» all’interno dell’assessorato regionale alla Tutela del territorio, la pulizia è totalmente in capo al Comune da quando il Campidoglio ha deciso di realizzare la ciclabile. Secondo fonti interne ad Ama, invece, che da ieri ha iniziato a togliere il grosso dei detriti rigurgitati dal fiume, a la municipalizzata - che opera per conto del Comune - spetterebbe la sola pulizia delle scale di accesso dal lungotevere e della ciclabile, che come noto corre sulla sponda destra. Ma siccome la banchina è larga una decina di metri e la ciclabile ne occupa un paio, resterebbero da pulire quei sette o otto metri che separano la pista dall’acqua.
Il parco d'affaccio sul Tevere distrutto dal fiume
Sempre secondo fonti Ama, l’azienda precisa che sono i loro operatori spesso a fare il lavoro che spetterebbe alle ditte della Regione perché sarebbe ridicolo pulire la ciclabile e non il resto della banchina. Resta il nodo della banchina di sinistra, dove non c’è la ciclabile. Chi la pulisce, dunque? Fatto sta che, ad oggi, ancora non si può scendere sotto i muraglioni per via del limo e dei detriti ammucchiati dalla piena. Tra Ponte Sisto e Ponte Garibaldi fango, rami e rifiuti continuano a occupare il percorso ciclabile, con alcuni tratti ancora interdetti perché giudicati non sicuri. Tra il materiale trascinato dalla corrente sono riemersi anche monopattini e biciclette dei servizi di sharing, rimasti sommersi per giorni e ora affiorati tra il fango, insieme a grandi quantità di plastica e altri rifiuti. Una situazione che rischia di aggravarsi con l’arrivo delle piogge. Senza una rimozione completa, infatti, parte dei materiali accumulati lungo le sponde potrebbe tornare nel fiume e proseguire la sua corsa fino al mare, contribuendo alla diffusione di plastiche e microplastiche nel Mediterraneo. A denunciare lo stato delle banchine è Piergiorgio Benvenuti, presidente di Ecoitaliasolidale, che negli ultimi giorni, compreso ieri, ha effettuato diversi sopralluoghi lungo il tratto centrale del fiume. «Fango e detriti sono ovunque - spiega Benvenuti - Dopo decine di giorni dalla piena qualcosa finalmente si è mosso lungo la ciclabile: sono stati accantonati rifiuti, monopattini, plastica e altri materiali trascinati dall’acqua. Ma resta la domanda se fosse davvero necessario attendere tutto questo tempo per iniziare a intervenire».
L’operazione, spiegano gli operatori, è partita solo quando le condizioni hanno consentito l’accesso ai mezzi lungo le banchine, in diversi punti rese impraticabili dal deposito di fango e detriti. «Ora che i rifiuti sono stati spostati ai lati del percorso - prosegue Benvenuti - ci auguriamo che vengano rimossi rapidamente e che non restino per settimane sulle banchine». Il problema, tuttavia, non riguarda soltanto il decoro o la mobilità lungo la ciclabile. Il fiume va valorizzato. E se questo è anche l’obiettivo del sindaco Roberto Gualtieri, che da mesi ribadisce la volontà dell’Amministrazione di volerlo rendere addirittura balneabile, non può continuare ad essere uno dei principali vettori di trasporto dei rifiuti verso il mare. Per questo l’associazione rilancia la proposta dell’istituzione del Parco Nazionale del Tevere, un progetto che coinvolgerebbe l’intero bacino fluviale dalla sorgente alla foce, attraversando quattro regioni, otto province e oltre ottanta comuni. L’obiettivo è superare l’attuale frammentazione delle competenze e garantire una gestione coordinata del fiume, con controlli ambientali più efficaci, piani permanenti di rimozione dei rifiuti e una valorizzazione sostenibile delle sue sponde.
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