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Dente cariato, riecco i soliti noti ad affossare le buone idee

Martina Zanchi
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Puntuale come sempre, ogni qualvolta alle istituzioni viene una buona idea per tirare fuori dal degrado intere parti dell’Esquilino spunta il cosiddetto «Polo civico» a cercare di affondarle. È già successo con la recinzione installata dal Comune su viale Pretoriano, per evitare il formarsi di tendopoli a ridosso delle Mura Aureliane, e si è ripetuto quando il Municipio ha osato pensare di chiudere i giardini di piazza Pepe almeno di notte, accogliendo le richieste dei residenti, stufi delle risse tra consumatori di crack. E ora rieccoli, quando finalmente il Campidoglio sembra deciso a intervenire sul «Dente cariato» di via Giolitti aprendo alle proposte del mercato e ipotizzando che la destinazione più adatta possa essere a studentato o a struttura ricettiva. Chiunque frequenti la stazione Termini plaudirebbe all’iniziativa.

 

Chiunque, ma non il «Polo civico Esquilino», un gruppo di associazioni e comitati connotati a sinistra che sul Dente cariato auspicano «un vero percorso di partecipazione con il territorio». Non sono bastati a quanto pare i decenni in cui di quell’edificio degradato, «visitato» di continuo dalle forze dell’ordine a caccia di spacciatori, non si è preoccupato nessuno: bisogna ancora parlare, discutere. Di che cosa, non si sa. «La funzione non può essere determinata dal mercato», tuona il Polo civico. E chi ci mette i soldi, che finora evidentemente non ci sono stati? Non si sa neanche questo. «È l’interesse pubblico a dover orientare il mercato, non il contrario», continua il Polo civico. Hanno ragione, se non fosse per un dettaglio: l’interesse pubblico non è tenere il Dente cariato in quelle condizioni per altri 15 anni, è vederlo rinascere il prima possibile. Ben vengano gli imprenditori.

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