La metro C si allunga e l'attesa in banchina diventa infinita. Fino a 20 minuti
La metro C si allunga sempre di più - ieri sono cominciati i lavori per la tratta T2 da piazza Venezia a Mazzini, da completare entro il 2036 - ma si sono allungati anche i tempi d’attesa per i viaggiatori. Dai nove minuti che si registravano tra un treno e l’altro prima dell’apertura delle stazioni Colosseo e Porta Metronia, a metà dicembre scorso, ora i pendolari lamentano che la frequenza è salita arrivando anche a superare i 15-16 minuti. Più o meno come una ferrovia regionale. Questo è dovuto al fatto che i treni sono ancora gli stessi 13 di prima, di cui solo dieci in esercizio contemporaneamente, e quindi Atac, con quattro chilometri in più di linea, è costretta a fare giochi di prestigio per garantire i nove minuti almeno negli orari di punta. Ma anche in quel caso basta un imprevisto per far dilatare i tempi e spazientire i pendolari.
Del resto la metro C ha un’utenza specifica: lavoratori e studenti, che quindi usano i mezzi pubblici non tanto per il tempo libero ma per necessità, e dover aspettare oltre un quarto d’ora in banchina (oltretutto senza internet né segnale telefonico, assenti lungo tutta la linea) per poi salire su vagoni strapieni è uno strazio in grado di scoraggiare chiunque dall’uso dei trasporti pubblici. Chissà perché il mezzo preferito dei romani resta l’automobile. E chissà, ancora, perché l’annuncio di un permesso Ztl da mille euro per le auto elettriche (che oggi entrano gratis) dalla prossima estate ha scatenato un putiferio.
Di fatto sulla metro C siamo tornati indietro di sette anni, a quando nel 2019 arrivò l’annuncio che la frequenza sarebbe scesa da 12 a nove minuti. Un risultato ancora lontano dalla cadenza massima prevista da contratto per l’intera linea - appena tre minuti - a cui fa riferimento il commissario di governo per la metro C, Maria Lucia Conti, in un’ordinanza del 29 gennaio 2025 con la quale, tra l’altro, è stato rimodulato il cronoprogramma della fornitura dei nuovi treni. I primi 13, quelli in servizio, sono arrivati tra il 2013 e il 2015 ma ne mancano ancora 17, che stando agli ultimi aggiornamenti verranno consegnati a scaglioni dal prossimo anno.
«La trattativa è stata durissima, perché i costi erano molto elevati in relazione alle nuove normative antincendio - ha spiegato l’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, meno di dieci giorni fa - Siamo però arrivati a firmare il contratto». I primi sei dovrebbero arrivare a gennaio 2027, fino ad allora bisognerà arrendersi ai disagi. Tuttavia giusto quattro mesi fa, durante una conferenza stampa in Campidoglio, lo stesso assessore era stato più ottimista, assicurando che «viaggeremo a nove minuti anche con le nuove stazioni (Colosseo e Porta Metronia, ndr) per circa un anno».
Ora dall’assessorato e da Atac arriva la precisazione che queste tempistiche si riferiscono agli orari di punta: mattina, ora di pranzo e pomeriggio-sera. Eppure nell’ultimo mese Il Tempo ha monitorato le frequenze della metro C rilevando più volte tempi decisamente superiori anche verso le sette di sera e alle tre del pomeriggio. È vero che la coperta è corta ma i romani determinate promesse, come si suol dire, «se le segnano».
Video su questo argomento
Maranza padroni al Colosseo, l'ultimo sfregio con la 'danza del coltello'. Il video
Una nota finale: anche nelle stazioni nuove di zecca sembra esserci ancora qualcosa da mettere a punto: ieri a Colosseo c’erano due impianti in manutenzione ordinaria, una scala mobile (su 16 totali) e un ascensore. Sembra quasi una maledizione, visto che già il giorno dopo il taglio del nastro due scale a Colosseo e due a Porta Metronia erano ferme per interventi tecnici. O forse è un modo per ricordarci che siamo nella Capitale: non può andare tutto liscio, altrimenti ci si annoia.
Dai blog
Sal Da Vinci: "Canto la mia promessa sul palco di Sanremo"
Patty Pravo: "La ragazza del Piper sono sempre io"
La nuova vita di Nek: "In televisione mi sento come un papà"