Roma, graziati gli attivisti che bloccarono via Appia Nuova: "Il fatto non sussiste"
Graziati, ancora una volta, gli attivisti per il clima di Ultima Generazione. Giovedì, presso il Tribunale di Roma, 21 ambientalisti imputati per il blitz messo in atto il 24 aprile del 2023 in via Appia Nuova, a Roma, sono stati assolti da tutte le accuse di interruzione di pubblico servizio aggravata. Al termine dell’udienza, il giudice ha stabilito che il fatto non sussiste. Tradotto: il gruppetto di militanti che ha occupato la strada sedendosi a terra e impedito ai mezzi di transitare non ha causato alcun disagio.
Difficile, però, immaginare che i romani che quella mattina sono rimasti "in trappola" la pensassero allo stesso modo.
Quando gli attivisti si appropriarono di un tratto di strada sventolando striscioni e cartelli con su scritto «Non paghiamo il fossile», motociclisti e automobilisti, innervositi dallo stop alla circolazione, iniziarono a insultarli e a spintonarli. Risolutivo fu solo l’intervento degli agenti della polizia di Stato, che liberarono la strada e accompagnarono gli attivisti al commissariato Romanina. Ultima Generazione, il movimento che dal 2021 ha fatto della disobbedienza civile una forma di protesta, ha cantato vittoria, ricordando che «con quella di Roma siamo a 57 assoluzioni per azioni dirette nonviolente». La cronaca, tuttavia, restituisce una versione diversa dei fatti e tiene traccia di tutte quelle volte che gli ambientalisti hanno invaso le vie della Capitale e mandato su tutte le furie i romani malcapitati. A partire dal 6 dicembre del 2021, quando a finire nel mirino degli attivisti furono i cittadini al volante sul Grande Raccordo Anulare. L’atto dimostrativo andò in scena intorno alle 8:30 di mattina, in un orario di punta, e pesanti furono le ripercussioni sul traffico, con code chilometriche fra le uscite Settebagni e Bel Poggio Fidene.
Dopo una serie di azioni a catena sul Gra, gli ambientalisti si sono spostati in Centro, puntando così a colpire il cuore della vita capitolina. Il 12 ottobre del 2022, per esempio, gruppetti di attivisti bloccarono il traffico con due blitz contemporanei, uno in via Salaria e l’altro in viale Marco Polo, alla Garbatella. Nel 2023, poi, il picco di proteste per il clima. Il 18 aprile, i militanti per il clima si sdraiarono a terra sulle strisce pedonali al centro del piazzale di Ponte Milvio e sbarrarono la strada a chiunque si muovesse in direzione del Foro Italico. Il 4 maggio dello stesso anno a essere teatro dell’atto dimostrativo fu via del Tritone. Legati con delle catene e a petto nudo, sei giovani si gettarono a terra sulle strisce pedonali alla fine della strada per urlare il loro «stop al fossile».
La polizia intervenne subito spostando sul marciapiede i manifestanti che opponevano resistenza, identificandoli e ripristinando ordine, ma i romani si fecero sentire a colpi di clacson. Il culmine si raggiunse il 4 dicembre, quando una decina di attivisti bloccarono la viabilità sull’A12 Roma-Civitavecchia, occupando la carreggiata e incollando le loro mani sull’asfalto per chiedere un fondo di riparazione per le vittime della catastrofe climatica. La tensione fu tangibile quando, nel corso del blitz, un automobilista arrivò quasi a investire un’attivista. Tra i casi più eclatanti anche quello del 18 maggio 2024, quando trenta ambientalisti assediarono viale del Muro Torto, in direzione piazzale Flaminio, mandando in confusione decine e decine di cittadini.
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