Biglietti Atac, rispunta il rincaro: a due euro da luglio 2026
L’aumento del prezzo del biglietto dei mezzi pubblici, da 1,50 a due euro, rispunta nel Piano industriale di Atac approvato, nella sua versione aggiornata, lo scorso 31 dicembre dalla giunta capitolina. L’azienda ipotizza l’entrata in vigore della nuova tariffa da luglio 2026 tra le misure «volte a compensare i minori ricavi» e stima che, con i due euro, i «ricavi da mercato» ne gioveranno per circa 80 milioni in tre anni. Oltre al nuovo prezzo dei «Bit»- qualora dalle ipotesi si passasse, stavolta, alle vie di fatto - sono previsti anche l’aumento dell’offerta di servizio «subordinato alla consegna dei nuovi treni» (22 milioni in tre anni) e il recupero dell’evasione per 6,1 milioni.
Torna così in campo uno scenario che si pensava archiviato la scorsa estate, dopo il no della Regione Lazio al rincaro dei ticket che era stato richiesto direttamente dal sindaco, Roberto Gualtieri, con una lettera indirizzata al governatore Francesco Rocca in cui si faceva presente la necessità di reperire i 22 milioni necessari a chiudere il nuovo contratto di servizio con Atac. La richiesta però è tornata velocemente nel cassetto. D’altra parte, oltre al centrodestra regionale e in particolare Fratelli d’Italia, pare che anche il Vaticano avesse storto il naso di fronte a una misura che suonava pericolosamente come un tentativo di fare cassa sui pellegrini in pieno Giubileo.
Lo scatto tariffario, previsto dal 1° luglio 2025, è stato quindi scongiurato da una delibera regionale che ha invece dato il via libera agli aumenti per i ticket giornalieri e settimanali, salvando gli abbonamenti. Ora però l’Anno Santo è finito ed ecco rispuntare i famigerati due euro. Peraltro già da tempo chi compra il biglietto alle macchinette automatiche si trova a doverli sborsare, visto che è disponibile solo il ticket ricaricabile «+Roma», al costo di due euro per il primo acquisto. Scegliendo però altri metodi, come il «Tap&go», oggi il biglietto da 100 minuti costa ancora un euro e 50. Si vedrà se la Regione darà il via libera ai nuovi aumenti.
Assente, oltretutto, nel Piano industriale di Atac approvato dalla giunta il riferimento a tariffe differenziate tra residenti e non residenti nel Lazio, che invece l’amministrazione capitolina ha preso in considerazione a giugno scorso, quando ha dato mandato al dipartimento Mobilità di avviare «in collaborazione con i competenti uffici regionali, le necessarie valutazioni in merito alla possibilità di introdurre, a decorrere dal 2026, un sistema tariffario diversificato tra residenti e non residenti nella Regione Lazio». Non spetta ad Atac, ovviamente, entrare in questioni su cui sarà l’amministrazione a doversi esprimere, ma intanto il via libera della giunta al nuovo Piano industriale è arrivato.
Capitolo personale: nel 2026 l’azienda prevede «l’inserimento di un numero stimato di 758 risorse»: 634 operatori di superficie, 67 profli tecnico-amministrativi, 29 profili manageriali e di coordinamento, 28 legati al servizio della metropolitana per «movimento, manutenzione, security e gestione emergenze». Questo, però, a fronte di 581 «cessazioni previste».
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