l'indagine di roma

Droga dello stupro al Festival del Cinema. L'intercettazione choc: "Ci andavo con lo zainetto pieno"

Valeria Di Corrado

«Quando ci stava il Festival del Cinema io ci andavo con lo zainetto pieno». Questa frase, intercettata dai Nas 2 anni fa e pronunciata da una delle trafficanti di droghe sintetiche arrestata mercoledì (insieme ad altre 38 persone), dà il metro di come l’uso di queste nuove sostanze, create chimicamente e acquistate dall’estero attraverso il «darkweb», si stia pericolosamente diffondendo nel nostro Paese, a cominciare dalla Capitale. Clarissa Capone il 27 dicembre 2019, parlando con un uomo non identificato dai carabinieri, spiega qual è la sua attività: «Lo sai che cosa cazzo facevo a Roma? Cioè io... eh sì io ero una spacciatrice anche... capito? (...) Io sono proprio arrivata... cioé in 3... in 3-4 mesi... da gente importante. Calcola che quando ci stava il Festival del Cinema, io là ci andavo con lo zainetto pieno... cioé ci stavano giornalisti ci... cioè ci stava di tutto e di più... e da là poi so... sono arrivata ad un politico...». Uomo: «Tipo a chi? A chi sei arrivata?».

 

  

Clarissa è evasiva e non fa il nome: «Perché giustamente da che ti fai il giornalista, poi comunque la voce si espande... la voce poi è arrivata anche all’assistente del politico, sapevo... sapeva quello che facevo e quando gli serviva la merce chi chiamava? Chiamava me». L’indagata, poi, provvedeva a riciclare le provviste di denaro accumulate con l’attività di spaccio sia mediante i bitcoin, sia con bonifici verso il Lussemburgo. Clarissa: «...ma la sono tutti soldi virtuali... capito? Perché io c’ho tutto bitcoin ... poi quando guadagno me li passo in euro e li mando tutti su a Lussemburgo (...) Da marzo fino ad ottobre io sulla Postepay in 7 mesi... 6 mesi ho versato 30mila euro».

 

Gli stupefacenti sintetici importati in Italia arrivavano in pacchi il cui contenuto era camuffato con descrizioni a volte fantasiose: «boccetta antiossidante per schede informatiche», «Coca-cola», «bottiglia di vino», «medicine», «lampadina a led multicolor», «regalo di compleanno».

 

Oltre alle cosiddette droghe dello stupro (Gbl e Ghb), a destare allarme è in particolare il Fentanyl: un oppioide sintetico 80 volte più potente della morfina, che in Usa e Canada ha fatto impennare i morti per overdose; tanto che i poliziotti girano con un farmaco-antidoto (Naloxone. Ad esempio, il capo chef italiano di Cipriani Dolci, Andrea Zamperoni, trovato senza vita nell'agosto 2019 a New York, è deceduto a causa di un cocktail a base di Fentanyl somministratogli da una escort di origini canadesi che voleva derubarlo. Non a caso il giudice del Tribunale di Roma che ha emesso le 39 misure cautelari, definisce il Fentanyl «una delle sostanze stupefacenti più pericolose della storia».

Ieri ha ascoltato circa 6 degli 11 finiti in carcere mercoledì, che perlopiù si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. È stato fissato invece per la prossima settimana l’interrogatorio di garanzia di Claudia Rivelli: la sorella di Ornella Muti è ai domiciliari perché accusata di aver importato dall’Olanda oltre 7 litri di droga dello stupro da inviare a Londra al figlio Giovanni Leone.