Le Dune, sequestrato il ristorante
Blitz dei vigili urbani nello stabilimento del presidente Federbalneari
Prima è toccato al Tibidabo, poi allo Shilling, poi al Bettina, quindi alla Casetta. Ieri mattina gli agenti del X Gruppo Mare hanno inanellato il quinto blitz in dieci giorni, stavolta nel regno del presidente di Federbalneari Italia, Renato Papagni. I controlli, che come annunciato dal prefetto Vulpiani riguarderanno tutti i settantuno stabilimenti del "Lungomuro", sono andati a segno anche a "Le Dune", l'imponente struttura sul lungomare Caio Duilio che l'imprenditore numero uno del sindacato dei balneari ha in concessione. I sigilli sono scattati nella sala ristorante e nella cucina. Locali ampliati, fino a coprire oltre quattrocento metri di superficie rispetto ai 69 originariamente autorizzati, o del tutto abusivi come un casotto, la pavimentazione dell'arenile e una tettoia di un metro e mezzo. Irregolarità già contestate dai vigili urbani nel corso di un precedente controllo, lo scorso 16 novembre, e delle quali era stata garantita la prossima rimozione. Denunciato, quindi, il gestore Papagni, per la cui concessione demaniale sono al momento in corso le indagini degli uomini di Antonio Di Maggio. Ordinari controlli, secondo l'amministrazione municipale, giudicati però dai gestori come un accanimento nei loro confronti ed una mossa di facciata. I controlli sono stati effettuati a partire dalle strutture più blasonate di Ostia, il municipio attualmente sciolto per mafia, dopo decenni di relativa tranquillità. Nei prossimi giorni altri blitz. E, c'è da scommettere, una pioggia di ricorsi. Alcuni dei sequestri già effettuati non sono stati convalidati dal pm, come non sono stati notificati i decreti del magistrato. «Al fine di non intralciare le indagini in corso e dar modo a distorsioni dell'informazione - risponde con una nota Federbalneari - resteremo in silenzio stampa in attesa degli esiti delle indagini stesse». La guerra per la legalità a Ostia è ricominciata a pieno ritmo, dopo la prima e fulminea battaglia intrapresa l'estate scorsa con l'apertura dei varchi al mare e la demolizione degli abusi tra le dune di Castelporziano. Mentre in molti definiscono i controlli "propaganda" senza reali conseguenze, il senatore Stefano Esposito ironizza sulla definizione di «imprenditore onesto» attribuita a Renato Papagni dai suoi avversari politici dopo un incontro a giugno scorso. «E voilà - scrive il commissario Pd di Ostia -, anche il rappresentante balneari è stato beccato. Per il M5S di Roma un imprenditore onesto». Il più odiato dai No Tav, mandato sul litorale per ridare lustro all'immagine del Partito democratico sporcata dopo l'inchiesta su Mafia Capitale, nei giorni scorsi aveva già commentato le operazioni dei vigili urbani sul proprio blog: «La situazione di illegalità presente sul litorale non può essere risolta con l'apertura di qualche varco deciso dagli stessi che quel mare lo hanno chiuso per anni. L'unica strada che va praticata ad Ostia è l'abbattimento del lungomuro».
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