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Traffico di codici fiscali falsi per aprire conti correnti

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Ivan Cimmarusti Sono 1.000 gli accessi al sistema dell'Agenzia dell'Entrate-Roma 1, attraverso cui sarebbero stati fatti altrettanti codici fiscali fasulli. Il dato è emerso ieri, nel corso di un...

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Sono 1.000 gli accessi al sistema dell'Agenzia dell'Entrate-Roma 1, attraverso cui sarebbero stati fatti altrettanti codici fiscali fasulli. Il dato è emerso ieri, nel corso di un processo in cui il Tribunale monocratico di Roma ha condannato a 1 anno e dieci mesi di reclusione Omar Baldassare, romano di 34 anni, accusato di aver falsificato tre carte d'identità per ottenere codici fiscali utili alla successiva apertura di conti correnti postali. La vicenda è stata illustrata dagli investigatori, chiamati a testimoniare dalla Procura della Repubblica capitolina. In particolare, hanno ricostruito tutta la vicenda in cui è coinvolto Baldassarre, gettando un'ombra anche sull'operato di alcuni funzionari dell'Agenzia dell'Entrate, ufficio Roma 1, che sarebbero stati in combutta con l'uomo. Secondo la ricostruzione fatta nel corso dell'udienza di ieri, Baldassarre «veniva trovato in possesso di carte d'identità, false e recanti la propria fotografia» ma con i dati anagrafici di persone che – sulla base dei riscontri investigativi all'anagrafe – non risultano esistenti: Diego Ferragamo, Claudio Rinaldi e Omar Consalvo. Stando a quanto riferito dagli investigatori, Baldassarre, utilizzando le carte d'identità fasulle, si sarebbe rivolto all'Agenzia Roma 1 per ottenere i relativi codici fiscali. «Quando si fa una richiesta per ottenere i codici – ha spiegato un investigatore – l'Agenzia dell'Entrate è tenuta a fare tutti i controlli per verificare che si tratti di una persona effettivamente esistente. Invece dall'Agenzia sono stati rilasciati i codici fiscali senza alcun tipo di problema». Inoltre, ha aggiunto il testimone, «dai successivi controlli che abbiamo compiuto è emerso come siano stati fatti ben 1.000 accessi al sistema dell'Agenzia Roma 1, finalizzati a emettere altrettanti codici fiscali. Documenti che sulla base delle nostre indagini sono risultati essere intestati a soggetti i cui nomi non esistono all'anagrafe. Si tratta di codici fiscali attualmente in circolazione e che potrebbero essere regolarmente utilizzati per commettere delle truffe». Per questo, è stata l'ipotesi emersa nel corso dell'udienza, Baldassarre potrebbe aver avuto qualcuno all'interno dell'Agenzia che lo abbia aiutato. Tuttavia gli investigatori non sono riusciti a dimostrare il coinvolgimento di funzionari o dipendenti. Si tratta dell'ennesima grana per l'Agenzia Roma 1, già travolta da un'inchiesta della Procura di Roma: tangenti per chiudere un occhio sull'evasione. Tutto nasce con l'arresto ad agosto scorso del funzionario Fabio Balzani e di un commercialista romano, beccati mentre si scambiavano una tangente da 12mila euro. Si tratta dei «soldi che ho preso dalla Taverna Flavia», ha chiarito Balzani ai magistrati. Questa indagine è stata chiusa ed è pronta per andare a processo. Ma da questi accertamenti è nato un secondo filone, che riguarda presunta tangenti richieste a dieci ristoranti di Prati, che avrebbero pagato per evitare di ricevere sanzioni fiscali. Il fascicolo è del sostituto procuratore Nadia Plastina, che sta coordinando gli accertamenti della Guardia di finanza.

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