Morta dopo un mese di agonia, condannata anestesista
Era arrivata in ospedale per un intervento di riduzione di una frattura delle ossa nasali. L'operazione però si era complicata e così la ragazza era morta dopo 26 giorni di agonia. Per questo motivo...
Era arrivata in ospedale per un intervento di riduzione di una frattura delle ossa nasali. L'operazione però si era complicata e così la ragazza era morta dopo 26 giorni di agonia. Per questo motivo Vincenza Spagnoli, anestesista del Policlinico Casilino, è stata condannata a scontare 1 anno e 6 mesi di reclusione. La donna era accusata di omicidio colposo in quanto per «negli- genza, imperizia e impudenza – recita il capo d'imputazione – cagionava la morte della paziente». Il fatto risale al 2009 quando la giovane, in seguito a un incidente stradale, era arrivata in ambulanza al nosocomio. Giunti in sala operatoria qualcosa non era andato per il verso giusto. Secondo la procura l'imputata non individuò «prontamente una efficace risoluzione della difficoltà respiratoria in cui versava la paziente». La vittima era dunque deceduta a causa di una «encefalopatia ischemica diffusa complicata da insufficienza pluriorganica su base settica». «Si tratta di una persona morta per infezione dopo 26 giorni di terapia intensiva – afferma il legale della difesa Giuliocarlo Schettini – non è stata fatta indagine e nessuna profilassi della terapia intensiva. Non si è approfondita l'operazione eseguita da un medico specializzando senza alcun tutor. Ricorreremo in appello».
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