Delitto di Garlasco, il giorno della verità
Oggi la sentenza d'appello bis su Alberto Stasi per l'omicidio di Chiara Poggi. I pedali, i graffi e le scarpe pulite. Ecco cosa lo incastra. Ma il movente è debole
Possibile che il giovane uomo biondo, laureando alla «Bocconi», così educato da chiedere «permesso» prima di entrare in casa altrui, abbia ucciso la sua «Tatina», ossia Chiara Poggi, fidanzata perbene e «futura nuora perfetta» (avrebbe detto in seguito il padre di lui), con cui aveva da quattro anni una relazione assai poco tempestosa? Un caso, quello legato all'assassinio di Chiara, che è tarlato da ombre tanto sfumate da aver diviso magistrati e periti. Oggi si chiuderà il processo d'Appello «bis» contro il biondino dagli occhi vitrei, Alberto Stasi: i magistrati dovranno sentenziare sulla sua innocenza. O su una sua eventuale colpevolezza. Dopo sette anni di inchiesta e due processi favorevoli a Stasi (assolto in Primo Grado il 17 dicembre 2009, assolto in Appello il 5 dicembre 2011 fino al verdetto della Cassazione, il 18 aprile 2013, che ha riaperto i giochi e dato impulso ad un secondo processo d'Appello). CORPO IN FONDO ALLE SCALE Chiara Poggi, 26 anni, stagista in un'azienda di Milano, viene trovata priva di vita, uccisa da quattro colpi inferti al cranio probabilmente con un martello, in fondo alle scale che dal pianterreno della villetta in cui abita con la famiglia a Garlasco, portano alla cantina. È il 12 agosto 2007. A trovarla è proprio Alberto Stasi, due anni più giovane, unico figlio di un commerciante. Chiara e Alberto si sono visti la sera prima perché i genitori di lei sono in Trentino, in vacanza e con loro c'è il secondo figlio Marco. Lei dunque è sola in casa, tuttavia Alberto non dorme là. La sera precedente al delitto mangiano insieme una pizza, guardano la televisione, poi lui se ne va. Se ne va perché deve studiare, la mattina dopo. La chiama, il giorno seguente, più volte, ma lei non risponde. Intorno alle 13 allora esce di casa e va a cercarla. Abitano vicini, Alberto e Chiara: lei in via Pascoli, lui in via Carducci. La porta è socchiusa: entrando lui s'accorge che il pavimento del piccolo soggiorno è imbrattato di macchie di sangue. Stasi si guarda intorno, poi si avvicina all'uscio da cui partono le scale che conducono appunto in cantina. La vede lì, in fondo alle scale. Dirà: «Aveva il volto pallido». Chiara Poggi, riservatissima come tutta la sua famiglia, è in pigiama, raggomitolata su se stessa. Dpo averla uccisa l'assassino si è diretto verso il bagno, si è pulito le mani e se ne è andato. Lasciando (lo dirà il Luminol) diciotto tracce di scarpe numero quarantadue. L'anatomopatologo aggiungerà: Chiara è morta tra le 9 e le 11 di quel mattino. Le prime indagini non trovano sbocchi, ma dopo una settimana convergono verso Alberto Stasi, che viene indagato. Lui subirà processi e non piangerà mai: sfiderà tutti con lo sguardo di ghiaccio che gli è proprio e le sentenze (due), che gli permettono in seguito di riprendere la sua vita. Laurearsi con il massimo dei voti in Economia e Commercio, venire fotografato dai giornali di gossip con un'amica in atteggiamenti «cordiali». Adesso forse la svolta in un iter giudiziario che lo ha assolto in Appello anche dall'accusa di detenere materiale pedoporografico. Ma il prossimo esito di questo processo, per gli osservatori, potrebbe riservare sorprese. Il nemico più insidioso di Stasi, a ben guardare, è proprio quella sua faccia inespressiva, che sembra suggerire all'opinione pubblica inquietudini non proprio definibili. PERCHÈ È COLPEVOLE Troppe ambiguità nel suo comportamento. Intanto, scopre il corpo della sua fidanzata senza scendere un gradino delle scale quindi dall'alto, ma è in grado di dire che aveva «il volto pallido», particolare che avrebbe potuto riferire solo se avesse visto a pochi centrimetri quel viso che era oscurato appunto dal buio della rampa di scale. Le sue scarpe, numero 42, vengono consegnate agli investigatori. Non presentano una sola traccia di sangue. Lui sostiene di essere stato attento a non calpestarle, ma le ultime perizie svolte dai tecnici incaricati dai magistrati dicono che esiste solo una possibilità su dieci milioni secondo la quale le calzature avrebbero potuto restare «indenni». E c'è ancora il particolare dei pedali della biciletta con la quale Stasi va in casa di Chiara: sugli stessi viene trovato dna misto: il suo e quello di Chiara. Quei pedali, risulterà dalle perizie, sono stati sostituiti. L'alibi di Alberto non regge completamente: lui dice di aver acceso il pc per preparare la tesi di laurea alle nove e trentasette e fino alla tarda mattinata di essersi messo a studiare. Per uccidere Chiara insomma avrebbe avuto un breve ma ragionevole lasso di tempo. Il movente poi potrebbe risiedere nel ricco materiale pedopornografico trovato nel suo pc: se Chiara lo avesse scoperto, avrebbe di sicuro reagito male. E poi perché la vittima, nel periodo antecedente alla morte, aveva più volte cercato con Google articoli che spiegassero la pedopornografia appunto? È possibile che la sera prima del delitto, Chiara abbia discusso con il fidanzato, un bravo ragazzo che sul computer collezionava foto di cuccioli, di residenze di lusso e di piedi di donna (ne aveva fotografati parecchi, a Londra, in luglio, quando era stato in Inghilterra con Chiara). E che dire dei due graffi che, subito dopo la morte di Chiara, un carabiniere scopre sul suo braccio sinistro? C'è poi l'erogatore del sapone, nel bagno in cui si è lavato l'assassino di Chiara. Su quell'erogatore sono state trovate piccolissime tracce di sangue. Ed il dna è il suo. PERCHÈ È INNOCENTE Assolto dall'accusa di detenzione di materiale pedopornografico «perché il fatto non sussiste», Alberto Stasi non ha un movente per uccidere Chiara Poggi. Non risulta che lei volesse lasciarlo. Non risulta che lui avesse un'altra. Erano felici e lei si dichiarava innamoratissima. Le scarpe nuove di zecca senza l'ombra di una traccia di sangue? È vero: difficilissimo che non si siano sporcate, ma non è neanche impossibile. E poi una vicina, la mattina del delitto, nota una bici da donna scura davanti alla casa di Chiara. Non è quella di Alberto. I difensori hanno da dire anche sulle tracce di dna di Stasi sul dispenser del bagno in cui l'assassino si è lavato. Lui frequentava quella casa, c'era stato la sera prima. Sarebbe stato anomalo non trovarlo, il dna dello studente di Economia.
Dai blog
Lazio, solita beffa arbitrale
Mistero David Bowie. Enigma tra esoterismo e trasformazioni
Generazione AI: tra i giovani italiani ChatGPT sorpassa TikTok e Instagram