Professoressa condannata a risarcire 4 milioni
Nell'88 un'alunna finì durante la lezione di educazione fisica sulla sedia a rotelle. Oggi ha 44 anni
Dovrà impiegare la sua pensione da insegnante per risarcire al ministero dell'Istruzione 4 milioni di euro. È questa la cifra che il ministero ha pagato come risarcimento danni a una delle sue ex alunne, rimasta sulla sedia a rotelle dopo aver eseguito un esercizio durante la lezione di ginnastica, e che ora la docente di educazione fisica (68 anni) è stata condannata a restituire dalla Corte dei conti del Lazio. L'episodio risale al 22 settembre del 1988. Per la professoressa Aurora C. è il primo giorno di insegnamento nel liceo scientifico Augusto Righi, in via Campania, zona Piazza Fiume. Porta gli alunni della classe V sezione D nella palestra dell'istituto. Sistema una pedana e un materassino sul pavimento e spiega ai ragazzi come eseguire l'esercizio. Quando arriva il suo turno, Valentina si mette in posizione, fa una specie di capriola e batte violentemente la testa per terra. A 18 anni rimane tetraplegica e finisce su una sedia a rotelle. Oggi di anni ne ha 44, trascorsi in prima linea per difendere i diritti dei disabili: «Siamo una minoranza, ma siamo», aveva puntualizzato Valentina in un'intervista di novembre 2012, dopo aver trascorso 45 giorni in sciopero della fame davanti a piazza Montecitorio. La causa civile che la famiglia Valenti ha fatto al ministero dell'Istruzione, per ottenere un risarcimento, si è protratta per anni. Alla fine lo scorso 3 febbraio la Corte d'Appello di Roma ha fissato in 4 milioni di euro, compresi gli interessi e la rivalutazione monetaria, la cifra che l'amministrazione deve pagare. Per i giudici della Corte dei conti del Lazio la somma «deve essere integralmente corrisposta dalla professoressa Aurora C. avuto riguardo alla gravità della negligenza e alle sue, ancor più gravi, conseguenze sulla vita della signorina Valentina Valenti». Secondo la difesa della docente è improbabile che l'allieva abbia eseguito l'esercizio in modo corretto. In quel momento, però, l'insegnante era a una distanza di circa 5 metri. «Se fosse stata vicina alla «pedana elastica – si legge nella sentenza – avrebbe potuto intervenire (o tentare di intervenire), nell'arco di pochissimi secondi, per bloccare (o almeno provarci) la ragazza o, quantomeno, limitarne le conseguenze dannose, attraverso manovre di emergenza, ad esempio agguantare la stessa prima che cadesse malamente al suolo». E ora, a distanza di 26 anni, dovrà pagare per quella «disattenzione».
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