Bimbo morto dopo il parto Indagati 13 medici e infermieri
Per il pm «lo staff non ha monitorato con attenzione i parametri vitali»
Non è arrivato a compiere un giorno di vita. Il piccolo Riccardo, nato prematuro il 13 febbraio 2013 nella casa di cura Fabia Mater di Roma, è morto dopo poche ore dal parto. Per la Procura «il decesso del neonato sarebbe stato con ragionevole certezza evitato» se il personale sanitario avesse monitorato i parametri vitali del bimbo, seguendo le tempistiche stabilite nelle linee guida assistenziali per i neonati prematuri. Per questo il pubblico ministero Claudia Alberti ha notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari, anticamera della richiesta di rinvio a giudizio, a tredici dipendenti del Fabia Mater accusati di omicidio colposo, tra cui il primario del reparto di pediatria, tre medici, sette infermiere donne e due puericultrici. Si tratta in sostanza del personale che era di turno nella clinica tra la notte del 13 e la mattina del 14 febbraio dell'anno scorso. Situata nel quartiere Tor de' Schiavi, la casa di cura chirurgica è specializzata in ostetricia, ginecologia e neonatologia. I medici e gli infermieri del reparto di pediatria «per colpa, consistita in negligenza, imprudenza e imperizia professionale - si legge nel capo d'imputazione - cagionavano la morte di Riccardo per insufficienza respiratoria, nel contesto di un quadro di contestuale e sistematica sofferenza pluriorganica che si è instaurata acutamente poco dopo la nascita, e in particolare un'emorragia intracranica associata a distress respiratorio». Il pm elenca quali sono le negligenze dei sanitari che avrebbero causato il decesso del bimbo: «Eravano nel sottostimare la condizione di prematurità del neonato, omettendo di rilevare la frequenza cardiaca, polsi periferici, frequenza respiratoria, tipo di respiro, temperatura ascellare, tono muscolare, come indicato nelle linee guida assistenziali che prevedono un periodo di osservazione di tali parametri per circa 24 ore dalla nascita, con frequenza di 30 minuti nelle prime due ore di vita e con quattro ore nelle successive 24». È stato, inoltre, adottato da subito il sistema di «rooming-in» («stare insieme in una stanza»), che dà la possibilità alla mamma di restare a stretto contatto con il neonato dopo il parto, «omettendo - si legge nell'avviso di conclusione indagini - una prioritaria valutazione di un adeguato adattamento alla vita post natale del neonato con monitoraggio intensivo dei parametri vitali nelle prime 12 ore di vita e delle apnee notturne, essenziale nei neonati pre-termine». Infine per la Procura non sono state fornite informazioni alla madre del piccolo Riccardo, Natasca, sulla corretta modalità di allattamento al seno.
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