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Roma Giardinetti «ostaggio» di una voragine

Il trenino costretto a fermarsi a Ponte Casilino per un cedimento dei binari a Porta Maggiore

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È l'area di scambio di Ponte Casilino il vero pomo della discordia che tiene sulle spine gli utenti del trenino Roma-Giardinetti da almeno due settimane. Non certo il presunto assenteismo, che in realtà si attesta sul 6% (4 persone sulle 60 impiegate su tutta la linea e 5980 ore di straordinario lavorate negli ultimi sei mesi). A questa fermata, situata circa 10 metri sotto il livello della strada fra il quartiere Pigneto e l'Esquilino, è stato limitato il percorso del «trenino giallo della Casilina», da quando si è aperta una paurosa voragine all'altezza dei binari in via Giolitti, appena dopo Porta Maggiore. Solo che, nonostante gli sforzi della dirigenza per rendere l'ambiente del nuovo capolinea il più possibile salubre, i capi stazione proprio non ci stanno a lavorare a turno pieno fra le polveri sollevate dai treni Fs in transito al di là del muretto, le siringhe gettate a terra fra i binari, e le condizioni precarie del gabbiotto 2x1 dal quale sono costretti a uscire ad ogni passaggio, percorrendo diversi metri per andare a smuovere lo scambio manuale. Così, il personale di stazione ha chiesto che il turno a Ponte Casilino potesse essere di 4h e 30', invece che di 6h e 10', «magari recuperando volentieri all'altro capolinea di Giardinetti, oppure a Centocelle». Anche rinunciando a qualche ora di straordinario, con l'intento di finanziare indirettamente l'elettrificazione dello scambio (eliminando di fatto un bel problema). Al tavolo sindacale, tuttavia, nei giorni scorsi qualcosa è andato storto: l'Atac ha tenuto il punto, le parti sociali anche. Per protesta, 4 capi stazione su 5 si sono dati malati e l'azienda ha minacciato di metterli in ferie forzate. La linea ha così subito stop e limitazioni per giorni, con la minaccia di chiudere per tutto il mese di agosto. Abbiamo così deciso di andare a fare un sopralluogo proprio a Ponte Casilino, per comprendere meglio se davvero la situazione sia così «invivibile». E, come spesso accade, la verità sta nel mezzo. Si vedono le modifiche apportate dalla dirigenza per permettere ai dipendenti di lavorare in condizioni per lo meno dignitose: due bagni chimici all'inizio della rampa di scale (presi d'assalto da senzatetto e tossici), una piccola lingua d'asfalto che collega la banchina allo scambio manuale da azionare continuamente, un condizionatore d'aria portatile all'interno del gabbiotto e una pulizia sommaria dei binari, rifugio notturno per i drogati. Le «criticità» ci siano. Ad esempio, non si può non notare l'odore di ruggine e polvere che si solleva ogni volta che, sull'altro lato, passa un treno regionale Fs o, peggio, un convoglio ad Alta Velocità; come se non bastasse c'è il problema delle tante siringhe lasciate sui binari, come anche della necessità, da parte dell'operatore, di spostare continuamente lo scambio, una situazione che ricorda un po' quella delle ferrovie di inizio ‘900 (quale effettivamente è la Roma-Giardinetti). Dopo le sfuriate dei giorni scorsi, il tavolo sindacale comunque va avanti. Nella consapevolezza che il «buco» di via Giolitti non sarà riparato in tempi brevi. La sovrintendenza ai Beni Culturali ha ravvisato la necessità di approfondire i resti archeologici ritrovati nelle cave sotterranee; in più, c'è l'esperienza di via Genzano e via Filarete, dove le voragini sono ancora aperte nonostante fosse passato quasi un anno e mezzo dal cedimento dell'asfalto. Ma il «contrattempo», al contrario di quanto temono molti lavoratori, pare non porterà a una chiusura definitiva della linea: il dirigente Marco Mazzotti è infatti impegnato nel dotare i treni di un sistema gps che possa permettere l'introduzione dell'infomobilità e sta spingendo per l'introduzione della «precedenza assoluta» dei convogli sulla via Casilina, così da abbassare i tempi di percorrenza dai 34' attuali (40 effettivi) a circa 20', da Giardinetti a Termini. Una Metro C1 in piena regola.

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