Accademia di danza Scontro diplomatico tra Italia e Russia
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È stato il Governo russo a chiedere a quello italiano di porre un freno alla «costante depredazione» dei beni della Fondazione dell'Accademia nazionale di danza. Se si dovesse procedere su questa strada di sprechi, il rischio è che la gestione dell'Accademia di Roma passi al teatro Bolshoi di Mosca, come previsto nel testamento della fondatrice Jia Ruskaja. La procura della Corte dei conti del Lazio ha chiesto la condanna al pagamento di 611 mila euro per la "mala gestio" di cui sarebbero responsabili l'ex presidente Bruno Borghi e l'ex direttore artistico Margherita Parrilla, indagati anche in sede penale con l'accusa di appropriazione indebita. Il patrimonio in questione è quello lasciato da Eugenia Borissenko, conosciuta con lo pseudonimo Jia Ruskaja, che significa «io russa». Fuggita dalla Russia e stabilitasi in Italia nel 1921, dove sposò il direttore del Corriere della Sera Aldo Borrelli, la ballerina e coreografa è stata la fondatrice dell'Accademia nazionale di danza. L'omonima Fondazione è nata nel 1963 per sua volontà, con lo scopo di «promuovere iniziative artistiche a vantaggio degli alunni o dell'Accademia». Il caso scoppia nel 2010, quando il Collegio dei revisori dei conti riscontra passività pari a 1.337.055, fino alla data del 31 dicembre 2009, da cui «emerge la costante difficoltà economica della Fondazione, tutta tesa ad assumere impegni per la realizzazione di eventi e manifestazioni, in assenza di risorse certe e costanti» tanto da richiedere alle banche «una spasmodica chiusura e apertura di nuovi conti correnti». «La dissennata gestione di Borghi e Parrilla - ha spiegato il pm contabile Domenico Peccerillo - ha depauperato gravemente il patrimonio della Fondazione, in danno all'Accademia. Il tutto a fronte di finanziamenti pubblici di soli 140 mila euro all'anno». Le principali voci di danno contestate sono: la locazione di immobili in zone di pregio a prezzi irrisori (se non addirittura a titolo gratuito), per una perdita stimata di 130 mila euro in 5 anni; la sottrazione di opere d'arte (tra cui tre quadri ritrovati nella galleria d'arte Tiziano di Conegliano) per un valore di 81 mila euro; l'accensione di un mutuo di 400 mila euro per finanziare gli spettacoli celebrati in occasione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia. L'esempio più clamoroso è il «Ballo dello Sport» andato i scena il 18 luglio 2009 in occasione della cerimonia inaugurale dei Mondiali di Nuoto, il cui costo stimato in 700 mila euro era sfornito di copertura finanziaria. «Su quell'evento avevamo il lasciapassare della presidenza del Consiglio dei ministri - è la replica dell'avvocato Vittorio Attolino, difensore di Borghi e Parrilla - Resta il fatto che il patrimonio della Fondazione creata da Jia Ruskaja aveva lo scopo di finanziare le attività di danza. Quel disavanzo è stato fatto per amore dell'Accademia. Ora invece si vogliono addirittura sfrattare gli allievi dalla biblioteca che si trova nel villino «Munoz sull'Aventino». Il 13 novembre 2013 il ministero ha commissariato l'Accademia e lo scorso 25 marzo il commissario straordinario ha segnalato alla Prefettura di Roma che «persistono difficoltà nei rapporti con la Fondazione». In particolare, si lamenta lo svolgimento di attività artistica autonoma della Fondazione, addirittura in un regime di vera e propria concorrenza con l'Accademia. Una guerra di potere interna in cui a rimetterci sono le giovani promesse della danza italiana.


