Appalto al S. Giovanni, 4 anni a Verzaschi
L'ex assessore regionale: «Sentenza politica. Ricorrerò in appello»
«Era una sentenza già scritta. Non si spiega altrimenti una camera di consiglio durata appena 15 minuti. Una sentenza già scritta per un processo più politico che basato su prove concrete, visto che dall'esame dei testimoni non è venuta fuori nessuna indicazione riguardo alla mia colpevolezza». Non riesce a trattenere la delusione Marco Verzaschi, l'ex assessore regionale alla sanità con il governo Storace, per una sentenza, decisa dai giudici della quarta sezione penale del tribunale di Roma, che ieri mattina lo ha condannato a 4 anni di reclusione (tre coperti dall'indulto del 2006) e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per «induzione indebita a dare o promettere utilità» rispetto all'appalto di messa in sicurezza dell'ospedale San Giovanni. L'ex sottosegretario alla difesa ai tempi del governo guidato da Romano Prodi è stato inoltre condannato a pagare le spese di giudizio e a restituire alla parte civile i 200 mila euro che, secondo l'accusa, avrebbe ricevuto. «Sarà interessante leggere le motivazioni dei giudici – dice ancora a Il Tempo, Verzaschi – che hanno "ammorbidito" la sentenza (la procura capitolina aveva chiesto infatti una condanna a 8 anni di reclusione per l'accusa di concussione poi derubricata dal tribunale stesso, ndr) non riuscendo a fare giustizia. Certo ricorreremo in Appello, dove siamo certi che i giudici saranno meno attenti alle tesi portate avanti dalla Procura». Una storia complicata quella che ha portato alla condanna che risale al 2004, quando Verzaschi – che militava ancora tra i banchi di centro destra regionale prima del salto della quaglia che lo portò, nel 2006, tra le file dei mastelliani dell'Udeur con cui fu candidato alle elezioni politiche risultando però non eletto – avrebbe incassato 200 mila euro dal responsabile della «Security Service», Renato Mongillo, per accelerare la procedura di aggiudicazione di un appalto per la messa in sicurezza dell'ospedale San Giovanni, benchè la stessa si fosse conclusa a favore della stessa società. La somma infatti fu versata, secondo la tesi dell'accusa, per evitare che sull'appalto ormai in via di definizione potessero esserci eventuali ripensamenti che avrebbero potuto mandare all'aria l'affare. E così, a nove anni dai fatti contestati, cala il sipario, almeno in primo grado, per uno dei filoni dell'inchiesta sugli scandali legati alla sanità regionale ai tempi di «lady Asl». Dichiarato invece prescritto l'altro episodio di presunta corruzione che vedeva al centro un altro versamento di ulteriori 200 mila euro che la regina della sanità laziale Anna Iannuzzi, gli avrebbe consegnato per l'autorizzazione all'apertura della casa di cura privata Centro Romano San Michele. Marco Verzaschi fu eletto per la prima volta in Campidoglio a metà degli anni '80 nelle file della Democrazia Cristiana, per poi passare un decennio più tardi con Forza Italia (partito di cui fu segretario comunale) prima di approdare tra i banchi del consiglio regionale; titolare dell'assessorato regionale all'ambiente tra il 2000 e il 2002, quando viene spostato da storace all'assessorato alla sanità. Passato nelle file del centro sinistra nel 2006, si dimise senza troppe spiegazioni dall'incarico di sottosegretario del governo Prodi, il 7 dicembre del 2006, appena tre giorni prima dell'esplosione della bufera giudiziaria che lo portò ai domiciliari.
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