La lettera d'addio ai 12 amici in obitorio
Il padre del 14enne suicida: così ha voluto Roberto Gli adolescenti saranno ascoltati in Procura
«Chissà cosa pensa papà...». Inizia così la lettera d'addio, scritta dal 14enne suicida, a Torraccia, periferia est. Il padre dell'adolescente che si è gettato dal terrazzo condominiale, l'ha letta a dodici amici del cuore del suo bambino, figlio unico amatissimo. I ragazzini sono stati convocati all'obitorio del Verano, sabato scorso, il giorno dopo l'autopsa. «L'ha voluto lui» ha spiegato distrutto dal dolore il padre di Roberto, Alessandro, ingegnere di 54 anni e sindacalista ai Monopoli di Stato. Davanti alla bara del ragazzino, che a dicembre avrebbe compiuto 15 anni, l'uomo ha trovato la voce e la forza di leggere le tre pagine. Roberto le aveva memorizzate dentro una pen-drive. E gliel'aveva indicata su un post appiccicato sul computer. Con l'indicazione: «Papà è per te, aprila». Una scoperta fatta quando l'uomo era risalito a casa, a via Jemolo, subito dopo il riconoscimento del corpo, alle 5 e mezzo del mattino di giovedì della scorsa settimana. L'aveva trovato alle 3 di notte, riverso sul marciapiede di via Sandulli, il lato del palazzo di mattoni rossi, lungo e alto cinque piani, da cui si è lanciato il ragazzo. E c'erano volute due ore e mezzo alla polizia, prima di arrivare alla famiglia giusta, scampanellando ad ogni singolo citofono, per far scendere nuclei familiari in pigiama e infradito per il riconoscimento del corpo. Dentro la memoria digitale, le tre pagine di spiegazioni, in cui il ragazzo racconta «quanto soffrisse» e «perché», i disagi di un'età tanto difficile, che a volte nasconde le insidie di presunte consapevolezze, che a volte sono solo indotte da una parola di troppo. E Roberto, educato e rispettoso, poteva essere divenuto un facile bersaglio di giovani più scafati di lui. Nella lettera Roberto ha scritto i nomi dei 12 amici cui il padre avrebbe dovuto comunicare la sua morte. Fra questi molte ragazzine, compagne di scuola della prima superiore del liceo scientifico Nomentano, che Roberto aveva frequentato con profitto: l'adoravano e con loro trascorreva il tempo libero. Alcune sono quelle che sorridono nella foto che aveva messo come sfondo sul suo profilo facebook, distesi sulla rete elastica per fare i salti, scattata al parco giochi. Gli adolescenti hanno ascoltato con gli occhi sbarrati e il volto rigato di lacrime i motivi che lo hanno portato a salire le scale che conducono al terrazzo condominiale e a spiccare il salto sul lato di via Sandulli, la più tragica delle vie d'uscita dai problemi che attanagliano un'età tanto fragile. In cui forse si erano inseriti anche dubbi, e senso di inadeguatezza sulla sua identità sessuale e, chissà, sulle aspettative che su di lui pensava nutrissero i genitori. «Sono omosessuale nessuno capisce il mio dramma e non so come farlo accettare alla mia famiglia» la sintesi in un messaggio, anche questo al vaglio dei pm. I dodici adolescenti ora saranno ascoltati dai magistrati, come persone informate sui fatti. E c'è chi dice che fra questi vi siano anche i bulli. «Bulli di merda» ha scritto una ragazzina su facebook. La Procura ha aperto un'indagine per istigazione al suicidio. Questa l'ipotesi di reato formulata dal procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani e dal sostituto Simona Marazza, titolari dell'inchiesta. Ma a quanto si è appreso, si tratta di un «atto dovuto», legato all'esigenza di svolgere una serie di accertamenti. Anche sulla lettera. Non sarà tralasciato nulla. Neammeno eventuali parole cattive lanciate per strada, magari alla fermata dell'autobus, contro un bersaglio facile: Roberto era un ragazzo educato, rispettoso, gentile e nell'aspetto sembrava ancora un bambino. Una fin facile equazione, figlia di pregiudizi e ignoranza, dirgli che era «frocio».
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