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La coppa a piazza di Spagna

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Festa della Lazio nel cuore della Capitale per diecimila tifosi La scalinata invasa sotto lo sguardo incredulo dei tanti turisti

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«1900, la storia dice gloria», domina la scalinata di piazza di Spagna nel cuore di Roma. Un delirio per diecimila laziali, forse anche di più. Appuntamento alle 18 ma già mezz'ora prima le maglie biancocelesti cominciano a riempire uno dei posti più belli della Capitale tra lo sguardo incredulo dei tanti turisti. Un americano chiede all'amico: «What is happening?» (che cosa sta succedendo?) tra l'allibito e il preoccupato. Pochi minuti e la piazza è un tripudio, partono i primi cori dedicati ai rivali cittadini. Quelli meno scurrili per fortuna anche per la presenza di tanti bambini che mostrano orgogliosamente la loro maglietta della Lazio. «Chi non salta è della Roma» e pure una comitiva di giapponesi lì per lo shopping comincia a «zompettare» senza sapere il motivo. La scalinata è stracolma, è l'ora x, quella della festa per una Coppa Italia, la sesta della storia del club, conquistata in finale contro la Roma. Il gol al 71' di Lulic ha mandato in estasi una parte della città lasciando nello sconforto la tifoseria giallorossa. Gli organizzatori propongono il primo inno «So' già due ore che stamo qui ad aspettà...». Cantano tutti, donne uscite da poco dal lavoro, uomini in giacca e cravatta, bimbi pieni di gioia. È una sorta di «Lazio pride», il pomeriggio dell'orgoglio laziale, quasi a voler dimostrare a tanti che non è vero che la «Lazio è niente». La fontana della «Barcaccia», è sopraffatta dalle transenne per lavori di ristrutturazione e dalla gente che non riesce a trattenere l'entusiasmo. Potenza della vittoria: «Era dieci anni che non mi davi un bacio», dice una donna sulla cinquantina un po' trascurata quando il marito si lascia andare a un'effusione inattesa. Sta per arrivare lei, la Coppa Italia, il gruppo sulla scalinata si compatta per lo «scatto nella storia». Flash ovunque, il solito giapponese tira fuori dalla borsa un macchina fotografica con l'obiettivo alto quanto il bambino che sta lì vicino. Eccola, entra scortata dai centurioni romani, dall'aquila Olympia e da Cristian Brocchi, reduce della rosa di prima squadra. Gli altri o sono alle Maldive in vacanza oppure impegnati con le rispettive nazionali e allora il centrocampista che ha chiuso la sua carriera qualche settimana fa sostituisce i protagonisti di una vittoria storica. Il neo allenatore dei pulcini del Milan alza la coppa per la gioia dei presenti, ultimo atto di una fortunata carriera biancoceleste. Poi venti minuti di cori, di abbracci, di baci a chiunque sia vicino. Sventolano le bandiere, ancora cori, «Nun ve passa più», dedicato ai concittadini che sfilano a testa bassa. Un taxista non ce la fa più ad aspettare all'ingresso di via Condotti e si rivolge al vigile urbano di turno: «Mo' ne metto sotto qualcuno», «Per me è dura, so' della Roma, stavolta mi devono pagare doppio», risponde il pizzardone avvilito. Poi tutti a casa, urlando la propria gioia ma ordinatamente. La festa è finita ma solo per ora.

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