Allarme tbc L'epidemia è sempre più politica
IlCodacons si appella al Papa «affinché intervenga per aiutare le famiglie dei neonati» coinvolte nel contagio di massa avvenuto al Gemelli, e minaccia di denunciare alla Procura il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. La questione ruota tutta intorno al ricorso al Tar del Coordinamento e alla sentenza del Tribunale di estendere i controlli preventivi anche ai neonati del 2010. Per il Codacons il Policlinico dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e il governatore non hanno ancora ottemperato alle disposizioni dei giudici. Anzi «l'Università si oppone - scrive il Codacons - con un atto di intervento notificato al Tar e contesta l'ordinanza del Tribunale». Ma per la Polverini, stupita da tante polemiche e dichiarazioni di esponenti politici, «si vuole solo alimentare un ingiustificato allarmismo perché - dice - avevamo già previsto la possibilità per le famiglie dei bimbi fuori dal protocollo di contattare il call center Asl per i controlli». Così l'allarme tbc, malattia che tutti credevano debellata e che invece, dall'agosto scorso ha gettato nel panico la Capitale (finora 130 casi accertati), sconfina dalle corsie del Policlinico e finisce dritta nei corridoi della politica. Se prima a tenere banco era stata la preoccupazione dei genitori dei neonati, seguita dall'indignazione collettiva fino alla richiesta di risarcimenti milionari, adesso è scoccata l'ora dello scontro politico. «Nessuna epidemia reale a Roma, piuttosto un'epidemia mediatica» dice convinto il ministro della Salute Fazio, certo che la questione non sia affatto così drammatica come il Codacons vuole far credere ai cittadini a colpi di denunce e ricorsi, screditando quello che finora il governatore del Lazio, in qualità di commissario della Sanità, ha fatto. Il ministro ne è convinto e snocciola dati. «A Roma nel 2008 i casi di tbc sono stati 530, nel 2009 498. Ora ce ne sono due, quello dell'infermiera e del neonato. Dal 1955 al 2009 c'è stato un netto calo - afferma - si è passati da 25 a 7 casi su 100 mila». Eppure i dati del ministro non convincono l'immunologo Aiuti, presidente della commissione sanitaria di Roma Capitale. «Se si tratta di epidemia politica - dice - non si capisce allora il dispiegamento di ben tre commissioni di indagine per contrastare la malattia». Dello stesso parere è il senatore del Pd e presidente della commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario, Marino: «Oltre 100 bimbi sono venuti in contatto con il bacillo perciò si può parlare di epidemia».
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