Il ricordo dell'avvocato di Cucchi
Un giovane nervoso, magrissimo, con il viso gonfio e segni neri sotto gli occhi. È l'immagine che, di Stefano Cucchi, il romano di 31 anni fermato il 15 ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale, ebbe l'avvocato Giorgio Domenico Rocca, legale (prima d'ufficio e poi di fiducia) del giovane all'udienza di convalida dell'arresto. L'immagine è stata fotografata nel corso dell'udienza del processo che, davanti alla III Corte d'assise, vede dodici imputati: sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria, accusati, a vario titolo e a seconda delle posizioni, di lesioni, abuso di autorità, favoreggiamento, abbandono d'incapace, abuso d'ufficio e falso ideologico. Secondo l'accusa Cucchi fu picchiato nelle camere di sicurezza del Tribunale capitolino, caddero nel nulla le sue richieste di farmaci, e poi, in ospedale, reso incapace di provvedere a se stesso e lasciato senza assistenza. «Quando lo vidi in Tribunale - ha detto l'avvocato Rocca - era irritato e insultava i carabinieri. Disse che era stato arrestato ingiustamente; immagino avesse paura del carcere». A prima vista, «era magrissimo, con segni neri sotto gli occhi e il viso gonfio». Il legale chiese a Cucchi se lo avevano maltrattato durante l'arresto: «Mi rispose di no. Mi disse "avvoca" io sono proprio così». Unico scatto di nervi, un calcio nervoso dato a un tavolo dell'aula di udienza. Ieri è stato processualmente anche il giorno dell'audizione di un giovane che, anch'egli arrestato, fu collocato in Tribunale in una cella vicino a quella di Cucchi. È stato lui a dire che Stefano passò molto tempo a battere i pugni sulla porta. «Chiedeva il metadone che stava prendendo - ha detto l'allora detenuto - Diceva "Guardie, datemi il metadone". Da un'altra cella, una voce femminile disse "Non li chiamare guardie, che è offensivo. Chiamali appuntato"». Secondo il racconto del giovane, gli agenti risposero dopo un'ora a quel richiamo. Luigi Cuccurachi, agente della «penitenziaria» in servizio al carcere di Regina Coeli, fu colui che portò in ospedale Cucchi due giorni dopo l'arresto. «Lo ricordo sulla sedia a rotelle - ha detto - gli infermieri lo poggiarono su una barella e lo portarono fino all'ambulanza. Lo vidi solo in faccia, era nero sotto gli occhi. Lamentava in continuazione dolori alla schiena».
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