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Ex Ilva di Taranto, il piano del Governo: apertura allo Stato, acciaieria green e tutele per l'occupazione

Gianni Di Capua

Il Governo non esclude una partecipazione pubblica nell'ex Ilva, come richiesto dai sindacati, purché sia presentato un piano industriale solido e credibile. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, durante l'incontro con le organizzazioni sindacali sull'ex Ilva di Taranto, parlando della gara per l'acquisto dell'ex Ilva. Per quanto riguarda i tempi di valutazione delle offerte, ha aggiunto Mantovano, occorreranno un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione e ai quali seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l'amministrazione straordinaria dell'ex Ilva. Il Governo, ha aggiunto Mantovano, sulla base delle offerte presentate e in presenza di un piano industriale solido e credibile, non esclude una partecipazione pubblica, come richiesto dalle organizzazioni sindacali.

 

  

 

La posizione del Governo, ha affermato Mantovano, è che per l'acciaio in Italia è necessario un futuro green, quindi forni elettrici alimentati a Dri. Non si tratta, ha sottolineato il sottosegretario, di una mera affermazione di principio, in quanto per il Dri sono già presenti risorse che il Governo intende utilizzare. Riguardo all'area a caldo dell'ex Ilva, se la Corte d'Appello di Milano confermerà il decreto di sospensione, ha spiegato Mantovano, si porranno tre questioni principali: la sorte dei lavoratori impiegati finora; il futuro della produzione di acciaio, non solo a Taranto ma in tutta Italia; il futuro produttivo dell'area di Taranto.

 

 

Per affrontare la situazione, ha spiegato Mantovano, occorre quindi muoversi lungo tre direttrici: le prospettive della gara per individuare il nuovo acquirente e la valutazione del piano industriale che sarà presentato; l'individuazione di misure di carattere sociale, dalla Cigs a percorsi di esodo incentivati; lo sviluppo dei progetti di reindustrializzazione, e quindi di assorbimento degli eventuali esuberi, non solo per i dipendenti ex Ilva ma anche delle aziende dell'indotto.