sovranismo pragmatico
Manovra e conti pubblici: Giorgetti rivendica il "sovranismo pragmatico" del governo. E sul Pil...
Il Pil italiano può avvicinarsi nel 2026 a una crescita dell'1% ma la situazione mondiale è complicata e l'Italia "paga due volte" le guerre in corso sul fronte dell'energia. Nel tradizionale appuntamento settembrino di Cernobbio, che fa da ideale preludio all'avvio della sessione di bilancio, il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, mantiene la prudenza sulle previsioni dei prossimi rivendicando però quanto fatto nei primi quattro anni di governo. "La prima volta che sono venuto qui a Cernobbio come ministro dell'Economia avevo detto chiaramente 'non avremmo fatto i fenomeni', però la barca è rimasta in galleggiamento - sottolinea - E vi posso assicurare che l'Italia è più rispettata all'estero che in patria". E rimarca anche la stabilità finanziaria conseguita che "ci ha consegnato la capacità di affrontare con diverso atteggiamento la tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond e dei tassi di interesse a lungo termine". Sulla gestione del debito la definizione è "sovranismo pragmatico", perché "Si può essere sovranisti sparandole grosse, si può essere sovranisti facendo i fatti e questa mi sembra la cosa importante".
Certo, l'appuntamento più importante del mese in agenda è quello con l'Eurostat: "il 22 di settembre vedremo se avremo un millesimale in più o in meno rispetto a questo benedetto 3%: - continua il ministro - prendo atto delle regole, sono quelle e quindi quelle dobbiamo accettare. Quindi se saremo un millesimale sopra resteremo in procedura, se saremo un millesimale sotto saremo sotto". Un distinguo che sarà fondamentale per la costruzione della manovra, l'ultima di questa legislatura e dunque politicamente ancor più rilevante. Il punto di partenza è che "l'economia italiana si è dimostrata relativamente resiliente, nel senso che noi abbiamo fatto delle valutazioni molto prudenziali per quanto riguarda la crescita, tenuto conto sia dell'impatto della guerra commerciale dei dazi, sia evidentemente dell'impatto della crisi del Medio Oriente: rispetto alla crescita dello 0,6% che avevamo messo nel documento di finanza pubblica, per ora, abbiamo acquisito lo 0,8%, e se le cose vanno come da indicatori potremmo avvicinarsi anche all'1%. Lo dico qui con tutte le cautele del caso, ma sicuramente al di sopra di quelle che sono le previsioni contenute nel documento di finanza pubblica".
Lo spazio per le misure economiche a favore di cittadini e imprese resta in ogni caso limitato. Sicuramente, spiega il titolare del Mef, la legge di Bilancio "dovrà avere un occhio di riguardo" sul tema del deserto demografico contro il quale "bisogna fare investimenti" perché "qualche riflesso,sia sull'andamento del Pil, sia sulla produttività, in prospettiva, lo crea". L'altro tema all'ordine del giorno è quello del lavoro su cui chiede la collaborazione delle imprese: "Fra i tanti elementi che sono stati richiamati, per trattenere o richiamare talenti, c'è anche quello delle retribuzioni, ma non ci può essere soltanto il Governo, ci devono essere anche coloro che pagano", è l'appello. E dunque "Il Governo è disposto a fare la sua parte in termini anche di incendieri fiscali o, se vogliamo, contributivi, però ci devono essere gli imprenditori che devono vedere questa come una delle prime forme di investimento in assoluto per un circolo virtuoso".