UN ARGINE DI NOME GIORGIA

Meloni è l’ultimo ostacolo ai pieni poteri nel 2027 per la peggiore sinistra d’Europa

Giancristiano Desiderio

Prepariamoci: ne vedremo delle belle come se finora non avessimo visto niente. Prepariamoci: sarà la peggiore campagna elettorale di sempre. Prepariamoci: pur di eliminare l'odiatissimo governo "delle destre" e soprattutto lei, Giorgia Meloni, sono disposti a ricorrere a qualunque bontà nel nome del peggior marxismo-gesuitismo: il fine giustifica i mezzi. Non vi fate nessun tipo di illusione: non basteranno fatti, dati, record e tutto sarà metodicamente e sistematicamente manipolato. La vicenda del finto attentato alle vongole sta lì a dirvi che la sinistra italiana, quella partitica e quella giornalistica, non si fa scrupoli di nessun tipo: negatutto – verità, evidenze, oltraggi – perché ha fatto sempre così sotto la copertura dell'impunità e così, secondo prassi, continuerà a fare. Amen. Il teorema dell'Union sacrée di Elly Schlein funziona al contrario: tanto in Francia durante la Grande guerra (e anche qui ci sono delle guerre di mezzo, ma non conta nulla farlo notare) i partiti della sinistra si unirono e misero da parte i conflitti sociali per difendere la nazione, quanto oggi in Italia i partiti della sinistra e il re dei populismi, il M5S, si uniscono con l'unico obiettivo di vincere anche contro la nazione e poi si vedrà. Sanno benissimo di non rappresentare nessuna alternativa di governo ma sanno anche che l'unica possibilità che hanno di vincere è non dividersi e che allo stato attuale del numero dei votanti stando uniti hanno buone possibilità di spuntarla. Per fare cosa? Questo non solo non è un problema ma è, date le condizioni, perfino una risorsa. Essere vaghi, non dire, non chiarire e giocare sulla illusione della soluzione definitiva per tutti i problemi è la migliore ricetta demagogica possibile. E come l'applicano loro non l'applica nessuno.

 

  

 

Da qui, dunque, non si passa. Cosa rimane? La concretezza delle cose fatte e la serietà del governo possibile delle cose, nazionali e internazionali. Con un obiettivo: rivolgersi al ceto medio e a quella ampia fascia di italiani che non va a votare ma ogni mattina alza la saracinesca, apre il negozio, manda i figli a scuola e porta avanti l'Italia finché dura. Proprio qui è il punto: finché dura. L'Italia venezuelana proposta dall'Union sacrée, con buona pace di chi una volta si disse liberale, Matteo Renzi, e di chi oggi si professa liberale, Carlo Calenda, è la via più breve per il disastro economico e la schiavitù sociale. La vicenda disgraziata e drammatica del superbonus (nonché il reddito di cittadinanza) è lì a dimostrarlo. Dunque, qui l'Italia non dura, non regge. Si schianta. Il ceto medio è a un bivio: votare per il proprio definitivo scivolamento verso l'impoverimento o dare fiducia a chi ha dimostrato di saper e voler tenere i conti pubblici in ordine senza mettere le mani nelle tasche e nei conti correnti degli italiani? E, tuttavia, non basta. Il centrodestra deve essere consapevole che non basta.

 

 

Non si può più soltanto contenere e rattoppare: è necessario rilanciare. La via che evita il declino passa per la riduzione consistente del carico fiscale, per il taglio degli sprechi pubblici, per la fine dei privilegi sociali, dagli ordini professionali alle infinite società partecipate degli enti e sotto-enti. Insomma, la sintesi è questa: meno tasse, più libertà (che va bene perfino come slogan a patto che non sia solo uno slogan). È la via della libertà e della responsabilità che venne indicata all'inizio del tempo repubblicano da un monarchico come Luigi Einaudi che scrisse di suo pugno l'articolo 81 della Costituzione per rimarcare che ad ogni spesa dovesse corrispondere la dovuta copertura. È necessario ritornare a questo stile di pensiero e di azione: noi sappiamo che ad ogni tassa corrisponde un'uscita dai conti delle famiglie italiane che a sua volta non corrisponde a una spesa produttiva. Noi sappiamo che le carriere delle professioni dei giovani sono ferme da un sistema di ordini professionali che sfiora il corporativismo. Noi sappiamo che non possiamo continuare a lavorare in un sistema-Paese in cui più della metà della produzione nazionale se ne va per alimentare una macchina statale che ci opprime e che non garantisce nemmeno chi ha bisogno di assistenza. Tutte queste cose il centrodestra le sa molto bene. È arrivato il momento di metterle in pratica per ridare una speranza a una giovane Italia.