Tv pubblica a senso unico
Lega vittima sistematica dei servizi di Report
Otto anni di inchieste e almeno venti servizi rilevanti. Dal 2017 al 2026, c’è stato un vero e proprio accanimento di Report nei confronti della Lega. Emergono ben cinque filoni nei quali la redazione di Ranucci effettua approfondimenti sul partito guidato da Salvini.
Il dossier più longevo è certamente quello inerente ai costi e alla struttura del Carroccio. Il noto format di Rai 3 parte dalla vicenda dei «49 milioni», una presunta truffa sui rimborsi elettorali percepiti tra il 2008 e il 2010, per estendere l’attenzione su tutti i conti del movimento. Il secondo grande caso di “furore aggressivo” verso il popolo di Matteo si ha con quello che è stato denominato “Russiagate”. Parliamo di una ricostruzione ad arte dei rapporti tra la forza simboleggiata da Alberto da Giussano e quella fondata da Vladimir Putin. Un polverone sul nulla, considerando che l’attuale vicepremier non risulta mai indagato nell’inchiesta, poi archiviata nell’aprile del 2023. Arriviamo al terzo filone di persecuzione verso i “verdi” di maggioranza, o meglio a quello inerente all’organizzazione patrimoniale e alla convivenza tra Lega Nord e Lega per Salvini Premier. Focus sul 2x1000, sugli immobili, sulle società e sui rapporti economici tra le diverse strutture.
Anche in questo caso, tanto clamore per niente. Ma non è finita qui. Arriviamo al quarto dossier, o meglio a quello dedicato al punto di forza del “Capitano”. Ci riferiamo, per i non addetti ai lavori, alla comunicazione. Partendo da “Padania Social”, la macchina digitale costruita intorno a Salvini e al suo spin doctor Luca Morisi, alla quale già nel 2017 era stata dedicata una puntata, nel 2019 nasce la famosa “fabbrica social della paura”. Una narrazione secondo la quale la “Bestia”, moderna strategia per relazionarsi con il pubblico, sarebbe costruita per dominare il dibattito informativo. Infine, si arriva al caso della “Lombardia Film Commission”, nel quale il deputato Alberto Di Rubba assume un ruolo a dir poco centrale.
Quest’ultimo, tra l’altro, subisce ben 20 servizi di approfondimento, realizzati con continuità dall’anchorman Sigfrido. Un vero e proprio record nella "caccia al bersaglio politico scomodo". Il suo nome, infatti, compare addirittura nel 2019, nella puntata “I commercialisti”, nella quale si va a scovare una struttura economica ritenuta “grigia”. Il nativo di Gazzaniga ritorna, poi, su Rai 3 con il reportage su Mosca e sulle strutture riconducibili all’area amministrativa. Alcune di queste sarebbero potute servire, secondo i giornalisti, a trasferire all’estero i fondi discussi. Anche sulle “due Leghe” si riparla dello stesso onorevole lombardo, attraverso la “Pontida Fin”. Per concludere, quel filone che, per i compagni telespettatori, diventa un tormentone. Parliamo dello speciale sulla fondazione no profit creata da Regione Lombardia e Comune di Milano per promuovere il territorio come set per produzioni audiovisive, cinematografiche e pubblicitarie.
Al centro della querelle la compravendita sospetta di un immobile a Cormano che, a dire dei cronisti, sarebbe stato pagato molto più del suo reale valore. Un’operazione che avrebbe drenato ben 800mila euro di soldi pubblici. Peccato che anche in questo caso sembrerebbe tutto montato, considerando che una sentenza dà ragione al dirigente della Lega e un’altra, al contrario, gli dà torto. Nel frattempo, lo stimato deputato, subentrato a marzo al collega di partito Alberto Stefani (dimessosi dopo la sua elezione a presidente del Veneto), ancora oggi, a causa di quei servizi, è costretto a confrontarsi con il fango dei "rossi" giustizialisti.