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Legge elettorale: ok della Camera. Ora al Senato ma prima "riflessione" del centrodestra

Il via libera della Camera alla legge elettorale non dà quiete ai malumori nel centrodestra, né spegne le polemiche dell'opposizione. Al momento dell'approvazione, che arriva con 217 sì, 152 no e due astenuti, la protesta esplode, con tanto di grida e cartelli tra i banchi del centrosinistra. La bagarre dell'Aula è solo l'ultimo episodio, in tre giorni di affondi e stoccate contro il provvedimento e il governo. Chiusa la partita di Montecitorio già si pensa a quella del Senato, dove il testo approderà in commissione dopo la pausa estiva. Ma prima, come annunciato dalla premier Giorgia Meloni dopo il voto sulle preferenze, nel centrodestra si apre una "riflessione", che con tutta probabilità con il nodo della scheda elettorale avrà a che fare solo in parte.

 

  

 

 

"Giorgia Meloni ha detto che dopo l'approvazione alla Camera avremmo fatto una riflessione, ed è quello che faremo", risponde Giovanni Donzelli a chi gli chiede se l'emendamento della discordia sarà riproposto a Palazzo Madama, dove il voto segreto sulla legge elettorale non è previsto. È ancora presto per decidere il da farsi, spiega il responsabile organizzazione di FdI, ma il tema resta caldissimo, e non solo dentro il partito della premier, dove pure tanti, a cominciare dal vicepresidente del Senato Fabio Rampelli, auspicano che nel passaggio al Senato si possa "rimediare all'inciampo". Da Noi moderati, il relatore Alessandro Colucci chiede che "si torni a valutare l'inserimento dell'emendamento" e lo stesso vice premier Matteo Salvini si dice speranzoso che al Senato "ci sia la possibilità di recuperare anche l'indicazione a qualche titolo delle preferenze". Parole, quelle del leader leghista, almeno un po' condizionate dall'avvicinamento a FdI di Futuro nazionale che, dopo aver incassato l'appoggio dei meloniani sull'emendamento per le preferenze, in dichiarazioni di voto finale annuncia per bocca di Edoardo Ziello che "il voto di FnV a questa legge elettorale è contrario, sperando che Meloni, al passaggio al Senato, possa far riflettere i suoi alleati e possa far introdurre le preferenze, perché in quel caso noi saremmo pronti a votare nella terza lettura".