l’intervista

Covid, parla Buonguerrieri: “L’appalto miliardario delle mascherine mediato da un uomo in cerca d’affari”

Alessio Buzzelli

«Bonaretti ha confermato che gli appalti pubblici non possono essere affidati all’intervento di mediatori privati. Ha poi confermato la grave circostanza per cui Benotti, con cui Arcuri ha intrattenuto rapporti per intermediare la maxi-commessa di mascherine, aveva avuto problemi societari ed era un noto procacciatore d’affari» Così la deputata di FdI Alice Buonguerrieri dopo l’audizione in commissione Covid di Mauro Bonaretti, giudice della Corte dei Conti e già consulente della struttura commissariale.

Onorevole Buonguerrieri, dall'audizione di Mauro Bonaretti pare siano emerse cose piuttosto interessanti...
«Arcuri ha affidato il più grande appalto della storia, pari a 1 miliardo e 251 milioni, a consorzi cinesi sconosciuti per mascherine farlocche pagandole il quadruplo e affidandosi alla intermediazione di un gruppo di affari coordinato da Mario Benotti, definito da Bonaretti e Arcuri persona inaffidabile. Dunque Arcuri o è uno sprovveduto o è in malafede. Inoltre è emerso che l’unico giudice della Corte dei conti inserito nella struttura commissariale è stato esonerato dai controlli contabili sugli acquisti: altro regalo fatto ad Arcuri da Conte dopo lo scudo penale, erariale, dall’anticorruzione».

Durante l'audizione si è parlato molto del rapporto tra il commissario Arcuri e l'intermediario Benotti. Rapporto di cui si è già molto parlato sui media. Le risposte di Bonaretti hanno aggiunto nuovi elementi, ad esempio sulle provvigioni relative al maxi-appalto sulle mascherine?
«Bonaretti, giudice della Corte dei Conti, ha confermato che gli appalti pubblici non possono essere affidati tramite l’intervento di mediatori privati. Ha poi confermato la grave circostanza per cui il soggetto con cui Arcuri ha intrattenuto rapporti per intermediare questo affare aveva avuto problemi societari ed era un noto procacciatore d’affari».

  

 



Il ruolo di Bonaretti in quel contesto è stato chiarito?
«Il ruolo ufficiale dichiarato dal teste è quello di consulente giuridico di Arcuri. Da quanto però emerso dall’audizione è parso più il suo segretario, che ha anche intermediato i rapporti con Benotti quando ha appreso dell’esistenza di accertamenti in corso sull’affare delle mascherine cinesi».

Ascoltando l'audizione, sembra emergere che Bonaretti abbia confermato che Benotti aveva effettivamente "aiutato" la struttura commissariale nel reperimento delle mascherine durante i primi mesi del 2020 e che aveva dei rapporti già strutturati con Arcuri, poi interrottisi nel maggio 2020. È così?
«Sì, è così. E Benotti non l’ha fatto certo a titolo gratuito, considerato che questa intermediazione è costata oltre 200 milioni di euro di soldi pubblici. I rapporti tra Benotti e Arcuri si sono poi interrotti bruscamente su richiesta di Arcuri il 7 maggio 2020, fino a quella data sono intercorsi in pochi mesi oltre mille contatti tra i due e poi più nulla».

Dopo la testimonianza di ieri, si è fatta un'idea più precisa sul perché il rapporto tra i due s'interruppe così bruscamente?
«Il perché lo ha spiegato lo stesso Benotti agli ufficiali della Guardia di Finanza che hanno condotto ai tempi gli accertamenti: il commissario Arcuri gli avrebbe chiesto di interrompere tutti i rapporti dopo che Palazzo Chigi, dunque Conte, lo avrebbe informato di accertamenti in corso sulla maxi-fornitura di mascherine cinesi da lui intermediata. Dichiarazioni queste assolutamente verosimili tenuto conto del fatto che di lì a poco si è effettivamente aperto un procedimento penale su questo affare».

 

 

Nell'audizione si è parlato anche di vaccini. Il suo collega Malan ha parlato di «sperpero di denaro pubblico». Perché?
«Perché è emerso che sarebbe stato il Ministero della Salute a definire la quantità di vaccini da acquistare: dieci ogni abitante. Numeri esorbitanti di dosi in grande parte rimaste inutilizzate. Una spesa smisurata e ingiustificabile, che ha pesato sulle tasche dei contribuenti italiani e da cui è originato un pesante danno erariale».

Passiamo a ciò che è accaduto prima della seduta, iniziata non per caso con diversi minuti di ritardo: pare che in ufficio di presidenza le opposizioni abbiano fatto "ostruzionismo" su diverse questioni, a cominciare dall'audizione di Bignami. Ci può raccontare cosa è successo?
«Pur di non audire Conte, la sinistra si è cimentata in una difesa a spada tratta di Bignami per evitarne l’audizione. È surreale. Come se non bastasse, la sinistra si è poi opposta a proseguire nelle indagini che stanno conducendo i consulenti della commissione, parliamo di magistrati e Guardia di finanza. Hanno dichiarato che si rivolgeranno in Procura: curioso che non l’abbiano fatto per le circostanze gravi che stanno emergendo in commissione Covid bensì per impedire degli accertamenti».

In apertura di seduta il presidente Lisei ha annunciato una futura audizione di Conte. Ce lo conferma?
«Una volta che Conte si sarà dimesso da componente della commissione, come il presidente Lisei lo ha invitato a fare da tempo, non ci sarà alcun impedimento alla sua convocazione. Attendiamo che ciò avvenga».