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Nato, Meloni nel vertice blinda la linea italiana: "Nessun veto sugli aiuti all'Ucraina oltre il 2027"

Tommaso Manni

Riunione a Palazzo Chigi in vista del vertice Nato di Ankara del 7 e 8 luglio. Al tavolo con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni erano presenti il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto e il titolare dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Secondo quanto riferito da fonti governative, l'incontro è stato convocato per fare il punto della situazione sul summit dell'Alleanza Atlantica che si terrà in Turchia.

 

  

 

Poche ore prima, intervenendo al Question Time alla Camera, Tajani aveva ribadito la linea del governo sul rafforzamento della Difesa Ue. "L'Italia vuole essere protagonista del percorso di rafforzamento del pilastro europeo della Difesa. Per questo, al Vertice di Ankara confermeremo il nostro impegno sulla spesa militare: un passo coraggioso e necessario per proteggere la nostra libertà e la sicurezza dei cittadini", ha dichiarato il ministro degli Esteri, sottolineando il ruolo che Roma intende giocare nelle principali aree strategiche, dall'Africa ai Balcani, dal Libano al Mar Rosso. Nel frattempo, fonti vicine al dossier smentiscono le ricostruzioni circolate nelle ultime ore secondo cui l'Italia sarebbe intenzionata a opporsi all'inserimento, nella dichiarazione finale del vertice, di un riferimento al proseguimento del sostegno militare all'Ucraina oltre il 2027.

 

 

Le stesse fonti assicurano che Roma approverà il testo finale e precisano che le valutazioni espresse dall'Italia nel corso del confronto preparatorio non riguardavano un'eventuale contrarietà agli aiuti militari né erano dettate da posizioni filorusse. Al contrario, spiegano, l'obiettivo era mantenere una formulazione che non compromettesse le prospettive di un negoziato e che non rendesse più difficile il coinvolgimento della Russia in un percorso diplomatico volto alla conclusione del conflitto. La precisazione arriva dopo indiscrezioni rilanciate dalla tedesca 'Faz' che attribuivano a Roma l'intenzione di chiedere modifiche al testo conclusivo del summit. Una ricostruzione che, secondo le fonti vicine al dossier, "non corrisponde al vero". La riunione, spiegano fonti di Palazzo Chigi, si è svolta in un clima "serenissimo e di piena collaborazione".