Le manovre di Conte
Conte, altro che avvocato: arriva un “generale” pericoloso. Un filocinese a Palazzo Chigi
La guida suprema di Volturara Appula, l’ayatollah della pochette, il grande imam dei lockdown e delle conferenze a reti unificate, insieme con i suoi pasdaran del «gratuitamente», più i guardiani del superbonus e le milizie del reddito di cittadinanza, è sicuro – purtroppo con valide ragioni – di aver già vinto la sua partita a sinistra. Ora si tratta di evitare che, dopo il derby con la povera Elly Schlein, Conte si convinca di poter vincere pure la finalissima con il centrodestra, e sarà bene che ci riflettano un po’ tutti: a Washington, dove si ritroverebbero un asset cinese alla guida di un paese occidentale (sai che bell’affarone), e pure dalle parti dell’onorevole Vannacci, il quale grida e sparacchia contro la sinistra ma rischia di spianarle la strada. Il paradosso sta tutto qua, un ex generale che rischia di far diventare generalissimo un avvocato grillino e filopechinese: e non a caso oggi Il Tempo ritrae Conte in divisa da militare cinese. Scherziamo naturalmente: ma il sorriso serve a indicare una realtà e un rischio che non dovrebbero farci ridere per niente. Ma procediamo con ordine.
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Intanto c’è la partita a sinistra. Effettivamente, se mai un pm si occuperà di Giuseppe Conte, dovrà accusarlo del reato di «circonvenzione di segretaria Pd», nel senso della povera Elly Schlein, ormai sistematicamente bullizzata dal capo pentastellato. Non c’è alcun dubbio: l’opa a sinistra è riuscita alla perfezione. È il Movimento che detta la linea, con il Pd e la stampa di riferimento che sanno solo adeguarsi, tra rospi ingoiati e flebili distinguo. L’ultima vittima è Matteo Renzi che qui, con leale e onesto dissenso, avevamo per tempo messo in guardia. Non avendo trovato sponde o dialogo a destra, e non ritenendo praticabile la convivenza al centro con Calenda, il senatore di Rignano si è trasformato nella più poderosa testa d’ariete contro Meloni. Ed ecco il «ringraziamento» dei compagni: Conte lo butta fuori, Bonelli & Fratoianni lo dileggiano, Fiom e Cgil gli urlano contro cori da stadio, e il diabolico Goffredo Bettini già inventa dalla sua «cantera» i mini-centristi supplenti (Onorato più gli sparsi e spersi Magi e Maraio). Una volta il Pci arruolava gli «indipendenti di sinistra»: questi più che altro sembrano invece «dipendenti di sinistra». Alla fine della fiera, che farà Renzi? Accetterà l’umiliazione di essere sostituito o nascosto in questo modo? E con quale profitto politico? Far vincere una carovana di estremisti che lo odiano e perfino si vergognano di lui?
Conte intanto fa il «cunctator». Un Quinto Fabio Massimo con tanto di pochette. Fa ridere? Sì, la bizzarra immagine strappa un sorriso a tutti tranne che a una persona: la povera Elly Schlein. Conte infatti aspetta, ha sponde autorevoli (dal citato Bettini a Paolo Mieli) e quinte colonne nel Pd pronte a sussurrare a Elly che Giuseppe Conte dovrà scansarsi. Per questo, è l’ora di scriverlo a chiare lettere: il Pd è ridotto a marmellata, per non dire a poltiglia, mentre il vero avversario del centrodestra – e della ripartenza dell’Italia – è proprio Giuseppe Conte. È lui ad aver sfasciato il bilancio dello stato con il superbonus: operazione che ha compromesso anche i futuri margini di manovra in economia del governo. È ancora lui ad aver assunto la linea più pericolosa in politica estera: e – si badi bene – non si tratta solo di singoli posizionamenti errati o discutibili, ma di una collocazione sistematica a fianco delle ragioni di Teheran-Mosca-Pechino. A proposito di Covid, a volte il tempo è galantuomo. La Commissione parlamentare d’inchiesta sta svolgendo un ottimo lavoro, che Il Tempo segue e accompagna. Ma un Conte protettissimo da poteri forti e grandi centrali editoriali pensa di poter continuare a non rispondere. Vedremo chi si stancherà prima: se noi di fare domande o lui di scappare. Stessa cosa per la Commissione Antimafia, dove i suoi Scarpinato e Cafiero de Raho sono in una condizione sempre più imbarazzante. Anche in quel caso non molleremo. E Conte in tutto questo? Sfuggente come un anguillone, minaccioso come un avvocato con la querela in tasca, pensa di imbavagliare la stampa indipendente. Ma non ci riuscirà.
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Il tema però a questo punto è tutto politico. Tutte le altre questioni riguardano l’assetto del centrosinistra (affari loro), mentre come siano stati spesi i soldi della stagione Covid (oltre che come siano state compresse le nostre libertà) è affar nostro. Così come il modo in cui qualcuno ha cercato di mischiare le carte su mafia e antimafia dal 1992 a oggi. Sappiamo per certo che Conte stia da tempo andando in giro a sussurrare a interlocutori italiani ed esteri che lui è già stato due volte a Palazzo Chigi, e dunque rappresenterebbe un «paio di mani affidabili». «Affidabili per chi?» verrebbe da domandare. Ma noi non lo chiediamo. Semmai ci limitiamo a rovesciare il suo ragionamento: proprio perché lo abbiamo già visto all’opera due volte da premier, non vogliamo correre il rischio di una terza performance.