TENSIONE USA-ITALIA

Trump ricomincia, Meloni lo sistema. Secondo round del presidente Usa e seconda replica della premier

Susanna Novelli

Stavolta l’attacco del presidente americano Donald Trump non è arrivato a sorpresa. Anzi, dopo la ferma replica della premier italiana Giorgia Meloni alle incredibili esternazioni del capo della Casa Bianca di venerdì, era di fatto scontato un secondo round. Che, puntualmente è arrivato. In un post sul social Truth il tycoon è tornato al suo show: «La premier italiana Giorgia Meloni mi ha chiesto ripetutamente di fare una foto con lei durante il vertice del G7 in Francia. La sua popolarità in Italia è scarsa, forse perché ha rifiutato l'offerta degli Stati Uniti d'America, un Paese che ama e protegge veramente l'Italia, quando si è trattato di impedire all'Iran di ottenere o sviluppare un'arma nucleare (ma lo ha fatto anche la Nato, del resto!). Non ci ha nemmeno permesso di usare le piste di atterraggio italiane, un enorme inconveniente logistico, e questo nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all'anno alla protezione dell'Italia e di altri cosiddetti alleati della Nato» scrive Trump che poi affonda: «Ora, dopo la sconfitta militare dell'Iran da parte degli Stati Uniti, vuole tornare ad essere amica per "aumentare i suoi consensi". No grazie!!!», conclude il messaggio.

 

  

 

E anche stavolta Meloni è costretta replicare con un messaggio scritto in inglese. «Presidente Trump, questi attacchi costanti sono insensati» scrive su instagram la presidente del Consiglio che posta sui social «la mia risposta all'ultimo post di Donald Trump che mi riguarda. Ma non tornerò sull'argomento, perché credo ancora nell'unità dell'Occidente e non credo che questo sia uno spettacolo all'altezza del nostro compito». Poi nel dettaglio: «Per quanto riguarda la mia popolarità, essere tua amica non l'ha certo aiutata, né dipende dal mio rapporto con te. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l'interesse nazionale italiano, ed è esattamente quello che ho sempre fatto. Questo è anche quello che ho fatto riguardo alle basi militari americane in Italia. Il loro utilizzo è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non possono essere violati finché sarò Primo Ministro. L'Italia rimane una nazione sovrana. In ogni caso, la mia popolarità non ti riguarda. Ti suggerisco di concentrarti sulla tua», termina la premier.

 

 

Il nuovo round dello scontro Meloni-Trump fa il giro del mondo e in molti si interrogano sul motivo di azioni e parole da parte del presidente americano che scardinano ogni regola istituzionale e diplomatica, aprendo di fatto una crisi nei rapporti tra i due Paesi che pure, con la recente visita del Segretario di Stato, Marco Rubio a Roma circa un mese fa, sembrava aver risolto. Così come l’incontro a Washington tra il ministro della Difesa, Guido Crosetto e il segretario alla Difesa, Pete Hegseth appena martedì scorso e durante il quale il capo del Pentagono aveva espresso parole di stima e apprezzamento proprio per la premier italiana. Poi il G7, primo summit internazionale dove Trump non ha bacchettato nessuno. A parte la battuta «io sono il boss». Difficile dunque individuare le cause reali di dichiarazioni surreali. L’unica certezza è che si è aperta una crisi diplomatica che non ha precedenti nei modi e nei tempi. Per comprenderla meglio dovremmo forse aspettare il vertice Nato ad Ankara del 7 luglio. La ripercussione interna, ovvero la reazione della politica italiana, rispecchia - purtroppo - quel clima da «asilo mariuccia» creato dal presidente americano. Una trappola nella quale il centrodestra, compatto, non è caduto. A far discutere, invece, è la «perla» del grillino Marco Pellegrini, niente meno componente pure del Copasir. Il ben poco illuminato deputato Cinquestelle ha pensato bene di creare con l’intelligenza artificiale delle foto con selfie di Meloni e Trump e di pubblicarle sui social. Smascherato da Fratelli d’Italia che chiede ora l’intervento della magistratura. Nulla di più trumpiano nell’asilo mariuccia di un’opposizione che umilia soprattutto se stessa.