OPERAZIONE DI INGEGNERIA FORENSE

Conte, quelle strane intercettazioni tra gli avvocati amici di Giuseppi

Aldo Rosati

Più che un ribaltone politico, un’operazione di «ingegneria forense», nato in un illustrissimo studio legale della Capitale. O almeno è quello che emergerebbe dalle carte: una vera e propria Opa per scalzare la vecchia proprietà ed insediare una nuova governance. La guerra dei «Roses» riempì le pagine di cronaca politica, con le botte da orbi tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Ovvero tra il fondatore del M5S e l’ex presidente del Consiglio che ha fatto una scalata per conquistarlo. A distanza di anni, ora emerge un’altra lettura, vicina al contesto professionale dell’avvocato di Volturara Appula. Il Giornale, nella sua edizione di domenica, ha pubblicato uno stralcio di una conversazione fatta dall’avvocato Guido Alpa, mentore dell’ex premier e deceduto nel 2025. Nella telefonata citata, l’illustre giurista avrebbe chiesto a un interlocutore sconosciuto «una mano per organizzare il partito». Era il 2021: a febbraio il leader del M5S uscì da Palazzo Chigi e iniziò a preparare l’assalto al movimento. Il Tempo è in grado di fare un passo avanti. Ci sono altre intercettazioni telefoniche tra Guido Alpa e un altro collega di studio, l’avvocato Luca Di Donna, già noto per precedenti controverse vicende giudiziarie. Nella conversazione avvenuta il 4 aprile 2021, i due si chiedono come possono aiutare «Giuseppe». «Ora dobbiamo procedere», dice Di Donna. «Sì, sì, e se puoi vuoi dargli una mano a organizzare il partito?», risponde Alpa. Poi il passaggio chiave: «Di opportunità ce ne ho diverse dal punto di vista delle adesioni, delle cose, insomma delle persone», riflette ad alta voce Di Donna.

 

  

 

Un passo indietro: l’avvocato in questione, ordinario di Diritto privato europeo alla Sapienza, è finito al centro di un'inchiesta giudiziaria per una vicenda legata proprio al percorso politico del suo collega. Di Donna è indagato per traffico di influenze illecite e associazione a delinquere. Secondo le accuse, avrebbe agito come intermediario promettendo contratti e pagamenti con la struttura commissariale per l’emergenza durante il Covid, la struttura retta all’epoca dal commissario Domenico Arcuri. In cambio, avrebbe preteso il pagamento di consulenze o percentuali. Una vicenda tornata d’attualità in questi giorni a seguito del lavoro della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla pandemia. Ora si apre un nuovo capitolo: come si è sviluppato il dibattito interno che ha portato alla riorganizzazione del Movimento? Quale contributo ha offerto una figura stimata come Guido Alpa? E a quali scenari di crescita associativa faceva riferimento Luca Di Donna? Giuseppe Conte ieri ha risposto alle illazioni: «Guido Alpa non ha mai 'tramato' né mai è stato coinvolto in nessuna forma e maniera, in via diretta o indiretta, nelle nostre vicende». Poi mette le mani avanti: «L’unica sua colpa, agli occhi di certi meschini sguardi, è stata di avere avuto un rapporto di stima e amicizia con il sottoscritto». Infine l’affondo: «Questo è bastato per sfogare su di lui accuse e allusioni livide e pretestuose, pur di colpire politicamente me».

 

 

Eppure tra qualche mese si tornerà a parlare di quel nebuloso passaggio di consegne: a chi appartiene il simbolo del M5S? Il fondatore, prima estromesso e poi cacciato, ad aprile ha avviato una causa civile contro l’avvocato, per riottenere la titolarità del nome e del logo dei pentastellati. L’ex premier, che da qualche anno si è insediato in via di Campo Marzio per gestire la sua creatura, si dice tranquillo: “Resterà a me”. In mezzo alle aule di tribunale, si riaffaccia la politica. Il «camaleonte» è alle prese con la partita della vita: tornare a Palazzo Chigi. For farlo, deve stremare la sfidante del Nazareno. Insidiarla poi accerchiarla e infine farla cadere: un gioco da ragazzi per l’avvocato che ha trasformato un movimento naïf e sconclusionato in un consiglio di amministrazione. Poi il sogno: lo scontro con Giorgia Meloni. Eppure anche per lui è in vista un inciampo: il fantasma del passato che si ripresenta.