semicommissariamento dell’Italia

Ecco Mister X, riecco Gentiloni. Il “partito del pareggio” ha scelto la sua carta

Aldo Rosati

C’è un protagonista di cui nessuno parla apertamente, ma che continua ad aggirarsi nei corridoi della politica come un fantasma. Non ha un volto, non tiene comizi, non compare nei sondaggi: è l’entità mascherata, l’effetto perverso che annulla il risultato. Molti lo temono, qualcuno lo invoca, altri lo tengono in considerazione, come variabile possibile: se ci facesse comodo. È il pareggio. Come il dodicesimo uomo in campo, la "mano de Dios" che si materializza allo scadere dei tempi regolamentari. O come il jolly nascosto in fondo al mazzo, l’elemento scatenante in grado di cambiare il corso della partita. Alle prossime elezioni politiche potrebbe assumere la forma di una semplice lettera: la X. Quella prodotta dal Rosatellum, la legge elettorale approvata nel 2017 per minimizzare l’allora prevedibile crollo del Pd sotto la guida di Matteo Renzi. Un risultato che per due volte (nel 2018 e nel 2022) non si è realizzato per puro caso: troppo grande la distanza tra le due coalizioni. L’ipotesi di un Parlamento senza vincitori certi è tornata a circolare sottovoce con insistenza. Una prospettiva che, per alcuni, avrebbe il pregio di colpire due bersagli contemporaneamente: indebolire Giorgia Meloni e mandare fuori strada Elly Schlein. Due piccioni con una fava.

 

  

 

A riportare questa possibilità al centro della discussione è stata la clamorosa (e inaspettata) sconfitta del campo largo a Venezia e a Reggio Calabria. Fino a poche settimane fa infatti il clima era completamente diverso. Complice la sbornia referendaria, e la convinzione che si era fatta strada a sinistra: battere Giorgia Meloni è possibile, forse persino più semplice del previsto. Poi qualcosa è cambiato. L’incertezza è tornata in scena, stavolta come protagonista. E con essa sono riemersi vecchi ragionamenti, custoditi da tempo nei cassetti di alcune correnti del Pd. La carta del pareggio non era mai stata davvero abbandonata. Era rimasta lì, sotto il banco, pronta a essere calata nel momento opportuno. Con una inevitabile conseguenza: dobbiamo impedire al centrodestra di cambiare legge elettorale, altro che Stabilicum. Il progetto, raccontano i bene informati, segue un modello già sperimentato. Il precedente è quello che portò Mario Draghi a Palazzo Chigi nel 2021. Beninteso, questa volta il protagonista non sarebbe l’ex governatore della Banca Centrale Europea. Il nome che torna a circolare piuttosto è quello di Paolo Gentiloni.

 

 

Ex ministro degli Esteri, ex presidente del Consiglio ed ex commissario europeo, Gentiloni — soprannominato da amici e avversari “er moviola” per la sua proverbiale ponderazione — da anni occupa una particolare casella della politica italiana: quella ambitissima delle riserve della Repubblica. È la categoria di quei profili che occupano le prime pagine con fumosissimi editoriali, e che diventano improvvisamente centrali quando il sistema entra in una fase di stallo. L’esca per attrarre "sor Paolo", del resto, sarebbe la stessa utilizzata (con scarso successo) con super Mario. Un orizzonte istituzionale più che politico. Nel 2029 il Parlamento in seduta comune sarà chiamato a eleggere il successore di Sergio Mattarella al Quirinale. E per un presidente del Consiglio chiamato a gestire una fase di emergenza, il tragitto potrebbe diventare quello già immaginato per altri prima di lui: da Palazzo Chigi al Colle. Basta restare in sella per poco più di venti mesi, poi è fatta, sussurrano confidenzialmente i preparatori nell’ombra. La carta coperta riscuote consensi trasversali nelle correnti dem, passa di bocca in bocca in Transatlantico, senza bisogno di particolare proselitismo: a buon intenditore poche parole. In Transatlantico gira già la coppia dei padri nobili pronti ad entrare in azione, quelli di sempre: Dario Franceschini e Romano Prodi. Il senatore di Ferrara ha in mente la trama di un nuovo romanzo: un governo di larghe intese che porti direttamente al Quirinale. Un itinerario senza inutili complicazioni, il più è fatto ed il traguardo ripaga del sacrificio. Il professore l’ha giurata alla segretaria Pd e alla premier: la X, in fondo, è il modo migliore per liberarsi di tutte e due. Cambiare tutto per non cambiare niente. Il trionfo del Gattopardo.