LOTTA ALL’IMMIGRAZIONE IRREGOLARE
Migranti, il modello Meloni funziona. Più rimpatri, meno sbarchi e una nuova centralità nell’Ue
Una nuova strategia, concreta, efficace e capace persino di trasformarsi in un modello in Europa. E che vale tanto di più in quanto al centro di tale approccio c’è un dossier complesso e delicato quale quello della gestione dei flussi migratori. Fratelli d’Italia tira così le fila di quanto fatto in questi anni di governo sul fronte immigrazione, durante una conferenza stampa tenutasi ieri alla Camera, nella quale sono stati sciorinati numeri, dati e provvedimenti a sostegno dell’operato dell’esecutivo Meloni. Nell’incontro - in cui sono intervenuti i capogruppo di FdI Galeazzo Bignami e Lucio Malan, il responsabile organizzazione del partito Giovanni Donzelli e quello del programma Francesco Filini e la responsabile del dipartimento immigrazione Sara Kelany - sono stati così affrontati nel merito risultati e proposte, a partire dalle quattro direttrici fondamentali lungo le quali si è sviluppata la strategia governativa per il contrasto dell’immigrazione irregolare: controllo dei confini, rimpatri, esternalizzazione nei così detti Paesi terzi sicuri e accordi bilaterali con le Nazioni di partenza per contrastare il traffico di esseri umani.
Un «metodo» che ha permesso, spiega Kelany, di raggiungere risultati notevoli: «Il lavoro incessante del governo ha permesso di ottenere risultati importanti, anche consideratala disastrosa situazione ereditata dalla sinistra dei "porti aperti"». E i numeri, continua la deputata FdI, sono lì a dimostrarlo: «meno 43% di sbarchi nel 2026 rispetto allo scorso anno e meno 57% di arrivi nel 2024», oltre ad un «più 50% di rimpatri di irregolari nel 2025 rispetto al 2022 e quasi tremila espulsioni da gennaio ad aprile 2026». Dati sui quali «la retorica della sinistra immigrazionista si infrange inevitabilmente» e che ha permesso all’Italia «di dire la sua anche in Europa». E a proposito di Ue, Donzelli rimarca come alcuni dei provvedimenti, poi concretamente realizzati dal governo, all’inizio fossero considerati «impossibili da attuare», tra cui il blocco navale. «Sul blocco navale inizialmente siamo stati quasi presi in giro», dice Donzelli, «e invece non solo abbiamo dimostrato che è possibile, ma abbiamo incassato anche l’ok dell’Europa, segno che la strada è quella giusta». Ora, soggiunge, «l’importante è non invertire questo percorso virtuoso: né l’Italia, né l’Ue possono permetterselo».
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Sulla stessa linea Bignami, che ricorda come «il processo messo in atto dal governo Meloni sull’immigrazione è assolutamente coerente con il programma per il quale gli elettori ci hanno votato», con un cambio di passo sulla «protezione delle frontiere interne ed esterne» e con la creazione di hub fuori dai confini nazionali. «Il centro in Albania», sottolinea Bignami, «è un successo evidente, tanto da essere compatibile col diritto dell’Ue. E fa sorridere che la sinistra dell’accoglienza indiscriminata protesti per i costi, dopo aver speso 5 miliardi per l’accoglienza col governo Gentiloni». «Il nostro è un paradigma nuovo», soggiunge Filini, «sia in Italia che in Europa, con una traiettoria chiara: calo netto degli sbarchi e aumento delle espulsioni». Rimpatri che nel 2025 hanno toccato quota 18mila solo contando quelli volontari e che sono arrivati complessivamente a 60mila dal 2023. «Il principio di legalità è stato declinato da questo governo a tutti i livelli», evidenzia Malan, «a cominciare dalla lotta alle frodi sui flussi migratori per finire al Piano Mattei, pensato per riaffermare il diritto a non emigrare fuori dalle logiche predatorie del passato». Capitolo a parte meritano i diversi accordi bilaterali stipulati dal governo Meloni con alcuni Paesi di partenza, tra cui Tunisia, Albania, Egitto e Romania. Ma l’attività dell’esecutivo non si ferma qui, come ribadito da Kelany: «Abbiamo depositato una Pdl contro il separatismo religioso, in cui aumentano i controlli sui finanziamenti a moschee e luoghi di culto, si costituiscono pene più severe per i matrimoni forzati e si proibisce l’uso del velo integrale». «La situazione in Europa è critica - conclude Kelany -, per questo dobbiamo continuare sulla strada che abbiamo tracciato».