INCUBO PATRIMONIALE
Pd, Schlein a corto di idee rispolvera la patrimoniale. Riecco il partito delle tasse
È una creatura leggendaria che, da decenni, compare e scompare nel dibattito pubblico come il mostro di Loch Ness. Per la sinistra è la panacea di tutti i mali, o meglio il vecchio attrezzo pronto a uscire dalla cassetta del fai da te: aumentiamo le tasse. Torna prepotentemente in scena grazie a Elly Schlein che, sabato sul Nove, ha pronunciato la formula magica: «Siamo favorevoli alla patrimoniale in Europa». Poi fa un passetto avanti: «Non è detto che non si possa intervenire anche a livello nazionale, ma è una discussione che affronteremo insieme a tutti gli alleati». La segretaria del Pd fissa il quadro d’insieme: «In Europa si sta ragionando nella stessa direzione e io penso che non possa essere un tabù capire come introdurre una tassazione sui miliardari». Senza dati o studia suo supporto, specifica: «Il provvedimento interesserebbe l’1% della popolazione, forse anche meno: una cifra bassissima rispetto a un’esigenza che è quella di garantire servizi pubblici fondamentali al 99%». Insomma, si può fare, dice l’inquilina del Nazareno che, per ragioni interne al campo largo, ha bisogno di tornare a usare parole di «sinistra». Come quella contenuta nella ricetta che esalta la gauche: patrimoniale.
Leggi anche: Effetto Stabilicum sul "campo largo": Silvia Salis verso la leadership. La rabbia di Conte e Schlein
Tanto più che il sindaco di New York, Zohran Mamdani, l’ha fatta propria. Se l’ha fatto lui, cosa aspettiamo a farlo anche noi?, si chiedono i fedelissimi della segretaria. La mossa di Elly Schlein trova perfetta sintonia con Alleanza Verdi e Sinistra. Il 5 giugno, a Milano, The Left, il gruppo parlamentare europeo della sinistra radicale a cui aderisce Nicola Fratoianni, organizzerà un incontro dal titolo evocativo: «Tax the rich», tassa il ricco. Lui, il leader di Sinistra Italiana, è ultimativo: «Non possiamo più rimandare questo provvedimento». L’altro partner della coalizione, Giuseppe Conte, però, si guarda bene dallo sfiorare l’argomento. Le sue ultime parole furono dettate l’anno scorso: «La patrimoniale non è all’ordine del giorno». Come dire: non sprechiamo tempo su dibattiti accademici.
Il leader del M5S è già entrato in campagna elettorale per le primarie, un impegno a tempo pieno. In un’intervista pubblicata ieri sul Messaggero, sfoggia l’abito da candidato presidente: «Se tornerò al governo, farò una proposta per i giovani». Silenzio anche dalle parti di Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non ha mai avuto dubbi: «È un errore economico e un assist mediatico per gli avversari politici». Dal centrodestra, invece, «spara» il segretario di Forza Italia Antonio Tajani: «La sinistra è unita solo quando vuole infilare le mani nelle tasche degli italiani. Finché saremo al governo non ci sarà mai la patrimoniale». Si distingue il segretario di Più Europa, Riccardo Magi: «La nostra priorità è abbassare le tasse sul lavoro. Per farlo si possono tassare di più i capitali improduttivi e i grandissimi patrimoni ereditati». Molto perplesso l’ex deputato dem Michele Anzaldi: «Ha un senso, almeno nel mondo della comunicazione, in questo momento, senza uno studio o un conteggio, parlare di patrimoniale?». La risposta dello spin doctor è implicita: no. La segretaria dem ha bisogno di portare acqua al suo mulino, in vista delle primarie e soprattutto di distinguersi da Giuseppe Conte. Così anche la patrimoniale rientra nel calderone dei «feticci» da brandire ai gazebo. Il mostro di Loch Ness torna ad affacciarsi. Tassare i ricchi: l’evergreen che al Nazareno non passa mai di moda.