La7 a senso unico
La7, da Lilli Gruber va in onda il "17 contro uno". C'era una volta la par condicio
C'erano una volta il contraddittorio in televisione e la par condicio. La7 aveva da tempo declinato in maniera del tutto personale il dibattito che si vorrebbe pluralista fra portatori di idee differenti, inventandosi il «tre contro uno», ovvero ospitando un solo esponente della destra contro tre esponenti riconducibili alla sinistra. In particolar modo ciò accadeva a Otto e mezzo, condotto dal lunedì al venerdì da Lilli Gruber e talk più visto del canale di Urbano Cairo nella strategica fascia dell'access prime time, in italiano all'ora di cena. Ai tre ospiti di sinistra soleva poi unirsi idealmente la conduttrice dando così vita a uno scontro quattro contro uno. Pure, nella settimana che si è appena conclusa, abbiamo assistito a un salto di qualità se così si può dire. La7 ha infatti sublimato ulteriormente la suddetta dinamica inaugurando il «diciassette contro uno» e invitando, in cinque giorni di messa in onda, un solo esponente riferibile alla destra o almeno d'idee non diametralmente opposte all'attuale governo Meloni.
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Com'è stato possibile? Presto detto. Lunedì 11 maggio a Otto e mezzo erano ospiti Serena Dandini, Lucio Caracciolo, Lina Palmerini e Andrea Scanzi. Martedì 12 è stata la volta di Cathy La Torre, Marco Travaglio e Matteo Maria Zuppi. Mercoledì 13, contro Italo Bocchino, Michela Ponzani si è unita alla Gruber e al solito Massimo Giannini (protagonista di un giro delle sette chiese televisive per rispondere alla pioggia di critiche sul suo parallelismo fra lo stato di salute del governo e la vita in sedia a rotelle). Giovedì 14 è stata la volta di Tomaso Montanari, Franco Bernabé, Mariolina Sattanino e Alessandro De Angelis.
Venerdì 15 hanno infine impreziosito lo studio di Lilli con la loro presenza Matteo Renzi, Gad Lerner, Monica Guerzoni e Giuliano Guida Bardi. A conti fatti dunque, in una sola puntata sulle cinque settimanali, un solo ospite, vale a dire Italo Bocchino, è stato presente per difendere il Governo o quanto meno a parare il fuoco concentrico degli altri ospiti sull'esecutivo presieduto da Giorgia Meloni.
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E dire che in tutt'e cinque le puntate la presidente del Consiglio e i suoi vari ministri erano convitati di pietra e ovviamente bersaglio degli strali dei presenti. Lunedì l'argomento era «Meloni nel tunnel dell'egemonia culturale», con dotte disquisizioni sugli attriti istituzionali fra il titolare del Mic Alessandro Giuli e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco. Martedì il tema era «Le destre che arruolano Dio» con ampi riferimenti ai rapporti dell'attuale maggioranza con le questioni religiose. Mercoledì addirittura si parlava del «Governo Meloni come la famiglia Addams» facendo riferimento alla similitudine avanzata nell'aula del Senato dal leader di Italia Viva Renzi.
Giovedì il dibattito dal titolo «Chi si fida di Trump, chi si fida della Cina» chiamava vastamente in causa – stroncandola, ça va sans dire – la politica estera meloniana. E dulcis in fundo, per concludere degnamente la settimana del diciassette contro uno, gli ospiti di Gruber hanno disquisito con dovizia di particolari de «La destra tra divisioni, amanti e machismo» tirando in ballo polemiche pregresse e già archiviate da settimane. Puntata che va detto - ha segnato uno degli ascolti più bassi di sempre per il talk di punta di La7. Si domanda cosa ne pensi l'Agcom di questo evidente squilibrio nel talk di approfondimento più seguito in Italia. Ricordando che fin da oggi, con le elezioni in Trentino-Alto Adige, partiranno ufficialmente le amministrative del 2026 che in date differenti, fino almeno al 22 giugno, coinvolgeranno ben 882 comuni, fra cui venti capoluoghi di provincia e uno di regione. Tutto normale?