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Governo, Meloni conferma la fiducia a Giuli dopo il faccia a faccia. "Normale dialettica politica"
Prima lo scontro in Cdm con Matteo Salvini sul Piano Casa, poi il botta e risposta sempre col vicepremier leghista - finito anche sulla chat dei ministri - sulle polemiche legate alla Biennale Arte di Venezia, infine la notizia di ieri riguardante la decisione di cambiare i vertici del proprio staff con i decreti di revoca per Emanuele Merlino (responsabile della segreteria tecnica del Mic e uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari) e per Elena Proietti (a capo della segreteria personale). Dopo aver vissuto gli ultimi dieci giorni al centro del dibattito politico e nel mirino dell'opposizione, Alessandro Giuli ha deciso di chiedere un colloquio a Giorgia Meloni. Il titolare della Cultura, ottenuto l'ok all'incontro, si è presentato nel pomeriggio nella sede dell'esecutivo, poco dopo l'arrivo della premier, "al fine - spiegano fonti di palazzo Chigi dopo il faccia a faccia durato circa un'ora - di confermare e ribadire la piena sintonia all'interno dell'azione di governo". "Negli ultimi giorni - ricordano le stesse fonti - si sono susseguite voci e ricostruzioni giornalistiche volte a mettere in discussione la credibilità dell'operato dell'esecutivo, facendo leva su presunte divergenze di opinione tra Giuli, il presidente del Consiglio e altri esponenti del governo". Ricostruzioni che tuttavia vengono bollate come "prive di fondamento". Nel corso dell'incontro, si sottolinea invece da Chigi, Giuli ha espresso "la propria gratitudine" nei confronti della premier, "confermando il suo totale sostegno al programma della coalizione di governo".
Il colloquio ha quindi consentito al titolare del ministero al Collegio Romano di illustrare "le attività svolte e la programmazione in corso" e "di approfondire i principali dossier di competenza di un dicastero strategico per il Paese, nonché di analizzare gli sviluppi del contesto nazionale e internazionale che incidono sul settore di riferimento". Da parte di Meloni, concludono le fonti, è stata quindi "ribadita la piena volontà di sostenere l'azione di un ministero centrale per l'Italia" ed è "emersa, anche sul piano formale, la solidità di un rapporto cordiale e proficuo tra il capo del governo e il ministro Giuli, relegando le polemiche emerse nelle ultime settimane alla normale dialettica politica, in un contesto reso particolarmente complesso dall'attuale scenario internazionale".
Tra ricostruzioni smentite e quella che viene definita come "normale dialettica politica" si punta quindi a ridimensionare la situazione. Linea evidente anche da alcune dichiarazioni di esponenti di FdI, come ad esempio il capogruppo alla Camera Galeazzo Bignami. "Oggi registro che il tema diventa che due dipendenti del ministero vengono rimossi. Non mi sembra una cosa così enorme - le parole del deputato meloniano -. Se sono questi gli argomenti su cui la sinistra deve fare polemica, vuol dire che il resto va abbastanza bene". Ovviamente non la pensa allo stesso modo l'opposizione. Nel M5s la 'cacciata' di Giuli del suo staff è vista come "l'ennesima faida interna di un governo che non governa più nulla" perché ormai da mesi si assiste "soltanto a regolamenti di conti, guerre di potere, epurazioni e scontri continui dentro la maggioranza". All'attacco anche il leader di Iv, Matteo Renzi, che etichetta Giuli come "il ministro dell'arroganza incapace, un cavallo scosso nel palio più inutile della storia. Chi ricorda la strafottenza con cui iniziò il suo mandato non rimarrà certo sorpreso vedendo la fine ingloriosa che il ministero sta facendo".