VISTI DA LONTANO

Conte, l’acrobata di Volturara. Contraddizioni, salite e discese per tornare premier

Conte Max

Elezioni politiche del settembre 2022. L'agenzia di stampa Ansa batte questa notizia: "A Volturara Appula, comune italiano di 380 abitanti della provincia di Foggia in Puglia, il paese che ha dato i natali a Giuseppe Conte, il Movimento 5 Stelle ha preso l'85,12% dei voti. Il Partito democratico ha preso solo due voti pari allo 0,93, come Unione Popolare di De Magistris". Ecco, siamo pronti a scommettere che se Giuseppe Conte, leader dei 5 Stelle, dovesse immaginare le sue primarie perfette nel campo largo del centrosinistra in vista delle politiche del 2027 e della scelta del candidato premier progressista penserebbe a quei numeri di oltre tre anni e mezzo fa, nel suo paese natio: Volturara Appula. Per capire la forza del legame di Conte con la sua terra basta andare ancora indietro di quattro anni da quel 2022. Sempre di settembre, anno 2018, quando "l'avvocato del popolo italiano" da presidente del Consiglio del governo 5 Stelle - Lega tornò lì, nella sua Puglia, nel suo paesino, tra la sua gente. "Pensate che l'estate qui la passavamo.... La massima aspirazione era fare una passeggiata partendo da qui, da sotto la taverna, for'a funtana, fuori la fontana. E lì la massima ebbrezza che provavamo era la veppeta alla funtana, la bevuta alla fontana. Poi quando volevamo ardire ancor di più salivamo verso il santuario, e lì proprio era fuori paese e ci avventuravamo ....". Da quei tempi giovanili ricordati sono passati molti anni e oggi la massima aspirazione di Giuseppe Conte - e pure qui siam pronti a scommettere non è più la bevuta alla fontana ma tornare a Palazzo Chigi, da presidente del Consiglio. Una sfida che non può fare a meno delle primarie nel centrosinistra perché in quanto a voti, almeno sino ad oggi, il Pd ne prende più dei 5 Stelle e se il premier della coalizione lo dovesse indicare il partito più votato, beh non toccherebbe a Conte ma ad Elly Schlein. Tenendo ben presente questo aspetto politico - sostanziale - diventa perciò interessante dare una sbirciata alle primarie secondo Conte: le primarie devono essere aperte a tutti. Non devono essere primarie di partito ma devono poter partecipare tutti, liberamente, anche se non iscritti. La cosa non piace ai padri "storici" del Pd, da Walter Veltroni a Romano Prodi sino a Pier Luigi Bersani, che non perdono occasione per ricordare a Conte e al campo largo che prima serve il programma. Su questo Conte dice che Pd, 5 Stelle e AvS, hanno già lavorato insieme e quindi si può partire da lì. Ma le primarie, anzitutto le primarie, per trovare il migliore interprete per battere il centrodestra.

 

  

 

Che lui ritenga sé stesso il miglior interprete come candidato premier trova conforto anche nel suo nuovo libro, uscito da pochi giorni, dove il titolo è già un programma: "Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l'Italia". Del resto la primavera a Conte porta fortuna visto che il suo primo governo, quello giallo-verde retto dall'alleanza tra Conte e la Lega ha giurato il 1 giugno del 2018. Primavera inoltrata. Il secondo governo Conte invece, quello giallo-rosso senza più la Lega (dopo la rottura dell'alleanza con i 5 Stelle) ma con il centrosinistra -compreso il Partito democratico- ha giurato il 5 settembre del 2019. La storia di Giuseppe (Giuseppi, nello slang anglo-americano di Donald Trump) premier termina tra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio del 2021 quando a sfrattarlo da Palazzo Chigi arriva nientedimeno che Mario Draghi, l'ex governatore della Banca centrale europea (il cui governo verrà sostenuto pure dai 5 Stelle). Giusto ieri, 19 aprile 2026, in una intervista ad Aldo Cazzullo per "Il Corriere della Sera" Conte alla domanda "Chi ha fatto cadere il suo governo? Renzi?" ha risposto così: "Renzi è molto abile a intestarsi svolte e soluzioni. Ma è evidente che la mia caduta è dovuta ad ambienti finanziari interni e stranieri, che non mi hanno considerato una garanzia ai loro occhi per gestire l'incredibile massa di risorse finanziarie che abbiamo ottenuto in Europa. Draghi non ha certo aspettato Renzi. Mi risulta da varie fonti che Draghi si fosse mosso in proprio per chiedere un cambio di governo ben prima che avvenisse". Alla domanda successiva, quali fonti, Conte dice: "Ad esempio D'Alema. Credo che Renzi sia stato tra gli ultimi ad arrendersi al governo tecnico; perché sa che con un governo tecnico i politici contano ancora meno".

 

 

Perché, dopo essere stato disarcionato e con questa visione della sua caduta, Conte con i 5 Stelle abbia deciso di sostenere il governo Draghi è una domanda che resta appesa, anche se in quel momento la debolezza politica del Movimento grillino rispetto al successo elettorale del 2018 era evidente dopo la debacle alle regionali del 2020. Nell'epoca Draghi, questo è certo, per Conte sembra già passata un'eternità rispetto al maggio del 2019 quando ancora premier del governo Lega-5 Stelle in un'intervista a "La Gazzetta dello Sport" spiegava: "Né allenatore, né arbitro, come qualcuno a volte ha provato a definirmi. Io scendo in campo tutti i giorni. Insieme a Di Maio e Salvini formiamo un bel tridente d'attacco. A me spetta anche il compito di coordinare l'intera squadra poiché, per rimanere alla metafora calcistica, le partite si vincono tutti insieme". Oggi i rapporti con Luigi Di Maio non sono buoni e Matteo Salvini per il leader 5 Stelle è un avversario politico. Del resto, definire Giuseppe Conte in politica non è cosa facile. Premier con la Lega, premier con il Pd. Sfrattato da Draghi che però i 5 Stelle decidono di sostenere. Critica esplicitamente Donald Trump e le sue politiche e poi incontra Paolo Zampolli (amico personale e inviato del presidente Usa) al ristorante, perché- spiega- ha "ritenuto opportuno l'incontro" per pregarlo "di riferire a Trump che stava accumulando errori su errori". Come se "The Donald" non aspettasse altro che prender nota delle sue critiche. E ancora: condanna l'aggressione russa all'Ucraina, si dice ancora favorevole alla sanzioni verso Mosca ma avverte che "dobbiamo tornare in prospettiva a comprare gas russo". Quanto alle sue scelte di voto Conte ha spiegato, sempre nell'intervista di ieri ad Aldo Cazzullo, che prima dei 5 Stelle e del 2018 in politica aveva guardato "con interesse all'esperienza demitiana, alla sinistra Dc" aggiungendo di aver votato "anche radicale". Con Beppe Grillo, il fondatore dei 5 Stelle, fa sapere che "dopo gli insulti che mi ha rivolto non ci sono più rapporti. Anche se per me resta il fondatore. Una figura storica, con grandi meriti". E pensare che prima della fondazione dei 5 Stelle e ancor prima dell'arrivo di Conte sulla scena politica cominciò tutto (o quasi) da un primitivo V-day, un vaffanculo-day alla casta e al potere, gridato da Beppe Grillo a Bologna. Era l'8 settembre del 2007. Pare passato un secolo da allora. Così come sembra lontano anni-luce (eppure era appena il settembre del 2018) il Conte che- già premier e avvocato del popolo al governo con la Lega - parlando con Mario Giordano in una intervista per "La Verità" sottolineava: "Io sono orgoglioso di essere leader di un governo populista. L'articolo 1 della Costituzione precisa che la sovranità appartiene al popolo. Che cosa significa populismo? È la frattura fra il popolo e le élite politiche che lo hanno governato, la misura della distanza che si è creata fra di loro". Oggi la distanza con cui è alle prese Conte è quella che lo separa dalle primarie nel campo largo per decidere il leader dei progressisti. Pensa che bello se si facessero ma soprattutto se finissero nei risultati come le politiche a Volturara, laggiù in Puglia. Quella volta, nel 2022. Con il Pd che prese due voti. Sai che veppeta che si farebbe Giuseppe. Tutta 'a funtana.