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Forza Italia, Tajani non si tocca. E Mulè avanza da vice

Edoardo Sirignano
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L’accordo è trovato, adesso bisogna solo definire le caselle. È quanto viene fuori dal vertice fra Antonio Tajani e la famiglia Berlusconi, tenutosi nel pomeriggio di venerdì e durato circa quattro ore. I figli del Cavaliere confermano la fiducia all’attuale segretario, su cui non bisogna neanche aprire la discussione. Ma, allo stesso tempo, sanno bene che, dopo la debacle del referendum, occorre cambiare qualcosa. Pur senza improvvisare, servono volti nuovi. 

Ecco perché si starebbe valutando la figura di un vice-segretario. In questo senso, il nome più accreditato è quello del vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè. Lo avrebbe indicato, secondo i ben informati, la primogenita dell’ex premier, Marina, che non lo esclude neanche per la corsa da capo-delegazione a Montecitorio. Stiamo parlando, d’altronde, del volto che meglio ha saputo destreggiarsi durante l’ultima campagna referendaria. Una promozione del genere non solo sarebbe accolta, senza particolari esitazioni, ma darebbe una risposta concreta a quell’anima garantista che, più di tutte, si è battuta per un rinnovamento incentrato su merito ed esperienza. 

Più complessa, invece, è la partita relativa al post Barelli. L’attuale capogruppo alla Camera, riferiscono rumors di palazzo, entro venerdì dovrebbe fare il passo indietro. Per il presidente della Federnuoto, si parla di promozione nel sottogoverno. L’ipotesi più concreta è un ruolo nel dicastero che si occupa di Cultura. Non è da escludere, però, che gli possa essere consegnata la delicatissima delega per i rapporti con il Parlamento, formo restando la compatibilità con l’incarico ricoperto in ambito sportivo. Qualsiasi decisione, comunque, ha come conseguenza un’accelerazione della trattativa per il successore.

L’area vicina ad Arcore, da mesi, spinge per Deborah Bergamini, figura apprezzata e stimata anche fuori dal partito. Allo stesso modo, comunque, tale ipotesi non troverebbe la convergenza perché considerata troppo in discontinuità col vertice odierno. Motivo per cui si valutano altre piste, come quella di Ugo Cappellacci, vicepresidente dell’Aula di Montecitorio. I fedelissimi del segretario, invece, avrebbero provato a lanciare nella mischia il nome dell’ex leader dei giovani, Stefano Benigni. Qualche maligno sostiene «per bruciarlo». Il ragazzo, pur essendo storicamente vicino a Fascina, non convincerebbe del tutto chi finanzia. Ragione per cui, tra i vari contendenti, come si predica da ore, potrebbe spuntarla l’ultimo arrivato, Enrico Costa. Il portavoce sulle questioni giuridiche, a detta degli esperti, sarebbe il nome che riuscirebbe «a unire» e su cui si attende la fumata bianca da Arcore. Potrebbe intravedersi tra mercoledì e giovedì, dopo il summit tra i Berlusconi e i governatori di Piemonte e Calabria, Alberto Cirio e Roberto Occhiuto. In particolare quest’ultimo, che sogna in grande per l’avvenire, vorrebbe un profilo di cui fidarsi ciecamente e con cui i figli del Cav, suoi indiscussi riferimenti, possano vantare un rapporto privilegiato. Non sono da escludere, dunque, sorprese al fotofinish.

Una cosa è certa, la trattativa va avanti e le carte saranno rimescolate. La priorità è farlo prima dei congressi regionali, in modo da favorire una classe dirigente, che vede conferme, ma pure tanti innesti per generare entusiasmo e dare quella sensazione di apertura che ha sempre contraddistinto l’eterogenea galassia azzurra.

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