Centrodestra, Meloni e Marina Berlusconi possono lavorare insieme per l'Italia
L'Italia, 32 anni fa, venne salvata da Silvio Berlusconi, il quale la mise al riparo dal cannibalismo statalista e giustizialista che la sinistra, in quel momento, stava portando avanti. Mani pulite e poi l’offerta politica comunistoide sembravano generare un Paese nuovo, caratterizzato dalle manette facili, dall’invidia sociale e dall’odio verso politici e imprenditori. Gli italiani non avevano alternative, se non quella di scegliere coloro che, da eredi del Partito Comunista, sembravano uscire meglio dagli scandali giudiziari, pur essendo parte integrante di quel sistema «irregolare», come disse Craxi, che la gente aveva finito per disprezzare.
Grazie a Dio, uno dei più grandi imprenditori italiani scese in campo con un’offerta politica liberale per la massa, con una credibilità che nessun altro aveva, regalando al Paese un sogno di rilancio, riscatto e rinnovamento della classe dirigente. Berlusconi così salvò l’Italia dal comunismo, come amava ripetere lui stesso. Oggi ci troviamo in una nuova fase che precede un rischio simile a quello scongiurato nel 1994, in cui però siamo avvantaggiati non essendo necessaria la discesa in campo di una persona: quella è già in campo ed è la migliore possibile, Giorgia Meloni. L’unica leader politica (forse europea) ad avere una credibilità agli occhi del suo popolo e della comunità internazionale. Serve urgentemente, però, la discesa in campo delle idee e di nuove proposte concrete. In questa maggioranza politica stanno mancando i progetti e le novità, quelle che Il Tempo, come think tank su carta, sta cercando di suggerire al governo in questi giorni. Proposte liberali concrete, soprattutto per rilanciare l’economia e la crescita, rassicurare e rafforzare il Nord produttivo e restituire speranza di riscatto a quelle parti di meridione depresso che non possono essere abbandonate.
Non serve populismo, non servono democristiani o socialisti (sono già troppi), ma servono idee concrete: liberali e liberiste, le uniche che la storia ha dimostrato generino benessere per tutti. Nei partiti che sostengono Giorgia mancano i pensatori, gli economisti, i volti nuovi ed è scattato il meccanismo di autoconservazione che affligge tutte le classi dirigenti al potere. Non è un dramma, ma bisogna porre rimedio quanto prima. Manca la sensibilità economica, quella autenticamente liberale, quella del mercato, della concorrenza, del merito, dell’impresa e del mondo del lavoro, quella che di solito hanno gli imprenditori attivi sul campo ogni giorno; chiamati ad affrontare tasse, burocrazia e invasività dello Stato. Quella sensibilità che Marina Berlusconi possiede e oggi sarebbe più preziosa che mai per il suo partito e per il Paese.
Serve la difesa, a tutti i costi, delle libertà individuali, da quelle sessuali a quelle economiche. Proprio per questo, oggi come nel 1994, serve un’azione incisiva che salvi l’Italia dal radicalismo della sinistra, dall’odio dei proPal, dalla violenza degli anarchici, dagli islamisti coalizzati con gli utili idioti, dai piagnistei furbi della Salis, dalle balle grilline, dalle tasse identificate come soluzione, dall’assistenzialismo e dai sussidi farlocchi e insostenibili utilizzati come voto di scambio. Il mio appello è rivolto a due grandi donne: Giorgia Meloni, la statista, e Marina Berlusconi, l’imprenditrice liberale, affinché possano lavorare insieme a una soluzione e regalare all’Italia un rilancio concreto e percepito da tutti sin da subito, con una componente conservatrice identitaria e una liberale e liberista nel centrodestra che restituiscano serenità e sogni agli Italiani, da quelli speranzosi, a quelli disillusi, fino a quelli preoccupati dalla minaccia rossa e a quelli che ancora non si fidano del governo. Margaret Thatcher diceva: «Se vuoi che qualcosa venga detto, chiedilo a un uomo; se vuoi che qualcosa venga fatto, chiedilo a una donna». In questo caso lo chiediamo a due.
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