Agenda per la riscossa: ecco le proposte per semplificare la vita e tornare a vincere subito
Il governo Meloni ha davanti un anno di lavoro. La prossimità delle elezioni politiche rischia di tradursi in aumenti di spesa, a scapito del risultato più rilevante ottenuto fin qui dall’esecutivo: una condotta prudente ed esemplare nei conti pubblici, che ha portato a una riduzione dello spread di oltre 150 punti base dai livelli di ottobre 2022 ai minimi più recenti, sotto i 100 punti base. Dodici mesi di lavoro parlamentare non sono sufficienti a portare a compimento riforme di grande portata. Potrebbero esserlo, però, per mettere a punto soluzioni concrete a problemi che da tempo condizionano la vita degli italiani. Più volte la premier ha auspicato che lo Stato smetta di disturbare chi ha voglia di fare.
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Le proposte si dividono in quattro gruppi: 1) Diritti e servizi fondamentali (casa, scuola, sanità); 2) lavoro e incentivi economici; 3) regolazione e innovazione; 4) proposte in materia fiscale e relative alle attività di accertamento e riscossione. L’elemento comune a queste ipotesi di intervento è che sono tutte a costo zero (o con un costo modesto) per l’erario. Tuttavia, possono servire, da un lato, a migliorare il rapporto tra il cittadino/contribuente e lo Stato; dall’altro, a ridurre il peso dello Stato nella vita delle persone.
1. DIRITTI E SERVIZI FONDAMENTALI
Una prima casa per tutti Al momento dell’acquisto di un immobile, si applicano l’imposta di registro del 2% e l’imposta catastale di 50 euro, purché la residenza venga trasferita entro 18 mesi; in caso contrario, l’imposta di registro sale al 9% e l’imposta catastale a 200 euro. Gli interessi sul mutuo possono essere detratti dall’IRPEF per il 19%, a condizione che la residenza venga stabilita entro un anno. L’IMU non è dovuta, a patto che l’immobile costituisca la residenza effettiva.
Tuttavia, nel caso di acquisto di una casa con successivo trasferimento per motivi di lavoro, si perdono le detrazioni sugli interessi del mutuo, si resta soggetti all’IMU sull’immobile di proprietà e, indirettamente, anche sulla nuova abitazione in affitto.
Situazioni analoghe si verificano anche per chi eredita una proprietà distante dal luogo di residenza: l’IMU viene corrisposta direttamente o indirettamente su entrambe le abitazioni. Questo sistema genera complicazioni che portano a ricorrere a residenze fittizie, spesso con vincoli legati a servizi essenziali come il medico di base, che devono essere nella regione di residenza dichiarata.
Si rende pertanto necessaria una drastica semplificazione: ciascun cittadino dovrebbe poter beneficiare delle agevolazioni all’acquisto, della detrazione degli interessi sul mutuo e dell’esenzione IMU, indipendentemente dalla residenza effettiva nell’immobile.
Libertà educativa Un diritto fondamentale per la democrazia è la libertà di scelta educativa, che consente ai genitori di scegliere liberamente la scuola per i propri figli. Questo implica garantire la possibilità di scegliere tra scuole pubbliche statali e paritarie, senza costi aggiuntivi, avendo già contribuito con le tasse. In Europa questo diritto è riconosciuto ovunque, tranne in Italia.
A fine 2025, la legge di bilancio ha introdotto un buono scuola destinato a sostenere le famiglie economicamente più svantaggiate (ISEE fino a 30.000 euro) nella scelta della scuola dei figli. Il governo Meloni ha stanziato 20 milioni di euro, offrendo un contributo annuo di 1.500 euro per la frequenza della scuola secondaria di primo grado o del biennio della secondaria di secondo grado, senza ridurre le risorse destinate alla scuola statale.
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Il costo medio di uno studente nella scuola statale varia tra 8.000 e 10.000 euro annui, mentre per le scuole paritarie lo Stato contribuisce con circa 750 euro a studente. La quota residua grava sulle famiglie, una situazione che ha portato alla chiusura di molte scuole paritarie, soprattutto nel Sud e nelle periferie.
Il passo successivo dovrebbe essere la piena garanzia di questo diritto attraverso il costo standard di sostenibilità: una quota capitaria destinata alle famiglie che hanno già contribuito con le tasse all’istruzione dei figli nelle scuole pubbliche statali o paritarie. Sanità Due leggi affidano al governo deleghe importanti da espletare entro la fine del 2026: una riguarda il testo unico sulla farmaceutica; l’altra riguarda invece la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera, nonché la revisione del modello organizzativo del servizio sanitario nazionale.
Sulla prima delega, come rilevato dalla Ragioneria Generale dello Stato, non sono ancora state assegnate le risorse.
Se il governo riuscisse a trovare qualche risorsa dovrebbe mettere mano al payback. L’ultima legge di bilancio ha inciso in tal senso frenandone la crescita, tuttavia il payback andrebbe abolito.
Quanto alla seconda delega, alcune misure possono essere adottate a costo zero. Sulla classificazione degli ospedali, per esempio, sarebbe bene riconoscere lo stesso valore agli ospedali pubblici e privati, evitando di escludere gli ospedali privati for-profit dalla nuova categoria di “ospedali di terzo livello”, che dovrebbe includere centri di eccellenza con bacino d’utenza nazionale e internazionale. Rispetto agli ospedali pubblici, andrebbe inoltre rafforzata la trasparenza sui dati di bilancio. In particolare, l’Agenas può raccogliere e pubblicare il numero degli interventi medi delle sale operatorie e le corrispondenti liste d’attesa chirurgiche.
2. LAVORO E INCENTIVI ECONOMICI
Collocamento L’Italia registra tra i più bassi tassi di occupazione in Europa, un’ampia quota di persone inattive e un significativo disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. Per affrontare queste criticità, si propone di superare il modello monopolistico dei centri per l’impiego pubblici, aprendo al contempo alla libera concorrenza tra operatori privati del mercato del lavoro.
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Un modello efficace in tal senso è quello lombardo, che attribuisce a ciascun disoccupato un voucher da consegnare all’operatore scelto, da erogare solo al momento dell’assunzione. I servizi al lavoro restano sempre gratuiti per i cittadini, mentre la competizione tra intermediari genera maggiori opportunità sia per le imprese sia per chi cerca occupazione.
Premi aziendali e distribuzione degli utili ai lavoratori Il governo ha scelto di procedere sulla strada della partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa, su base volontaria. In questo contesto e di fronte alle difficoltà economiche di questi mesi, è importante agire perché chi vuole procedere in quella direzione possa farlo con i minori oneri possibili.
L’obiettivo dovrebbe essere semplificare la vigente disposizione relativa alla tassazione agevolata (1%) dei premi aziendali, eliminando il requisito dell’incremento della produttività rispetto all’esercizio precedente, poiché difficile da dimostrare e non sempre utile a comprendere l’efficienza conseguita.
Quanto alla distribuzione di una parte degli utili ai lavoratori, gli atti interpretativi dell’Agenzia delle entrate devono concorrere a renderla semplice e certa senza alcun riferimento all’incremento di produttività.
3. INNOVAZIONE E REGOLAZIONE DEI MERCATI
Locazioni di breve termine e sharing economy Il periodo economico che si profila appare complesso per l’aumento dei costi energetici e il rallentamento dell’economia globale ed europea, rendendo necessario garantire ai cittadini sia opportunità di reddito aggiuntivo sia accesso a servizi a basso costo. Nel caso delle locazioni brevi, attraverso cui le persone possono mettere a disposizione di terzi i propri appartamenti e i viaggiatori possono trovare un aumento dell’offerta di spazi, è necessario ripensare alcune norme punitive introdotte nel passato.
Per ripristinare l’agibilità di queste forme di condivisione degli immobili, occorre sopprimere le norme che elevano l’aliquota della cedolare secca dal 21% al 26% dal terzo appartamento in poi (reintroducendo la precedente soglia di cinque unità immobiliari). Occorre parimenti eliminare le norme che vietano o scoraggiano l’utilizzo delle lock box e impongono il riconoscimento degli ospiti in presenza, che, in buona parte, possono essere attenuate semplicemente con atti amministrativi del governo.
Inoltre, il governo dovrebbe garantire certezze all’utilizzo delle piattaforme online per fornire servizi, con particolare riguardo alle normative, da leggi e da contratti, applicabili ai lavoratori subordinati e autonomi. Più in generale, l’applicazione di un contratto collettivo sottoscritto da soggetti rappresentativi dovrebbe costituire una certezza per le parti del rapporto di lavoro.
Semplificazioni edilizie Le semplificazioni edilizie del 2025-2026 rischiano di fallire per ragioni strutturali, politiche e amministrative, come evidenziano esperti, costruttori e tecnici. Il problema principale è tecnico-giuridico: il DDL approvato il 4 dicembre 2025 è una legge delega e non ancora una riforma operativa. Il governo ha 12 mesi per redigere i decreti attuativi, che vanno adottati rapidamente.
Energia Il costo dell’energia elettrica pesa notevolmente sulla competitività delle imprese italiane.
Innanzitutto, i prezzi sono influenzati dalle quote ETS per la CO2, che generano circa 3 miliardi di euro annui. Il governo dovrebbe destinare i proventi delle aste, escluse le risorse per il debito pubblico, alla riduzione dei prezzi elettrici, in particolare per la componente Asos, che finanzia gli oneri generali di sistema e gli incentivi alle rinnovabili.
In secondo luogo, occorre accelerare le gare per le concessioni di grandi derivazioni idroelettriche e reti locali di distribuzione dell’energia elettrica, evitando proroghe o altri meccanismi finalizzati a prolungare la durata delle concessioni in essere. Tra i criteri di valutazione dovrebbe esserci il canone concessorio, il cui gettito verrebbe usato per ridurre le bollette, con attenzione alle imprese energivore.
Infine, per favorire le rinnovabili, serve semplificare le procedure, eliminando divieti e identificando aree idonee a burocrazia semplificata, evitando al contempo nuovi oneri generali.
4. RIFORME FISCALI E FINANZIARIE
Un’unica aliquota sulle rendite finanziarie Una riforma organica della tassazione delle rendite finanziarie in Italia dovrebbe puntare all’unificazione delle aliquote oggi differenziate (12,5% per i titoli di Stato e 26% per la maggior parte degli altri strumenti) in un’unica aliquota intermedia, indicativamente intorno al 20-21%, a parità di gettito complessivo. Ciò garantirebbe maggiore efficienza, riducendo le distorsioni che attualmente influenzano le scelte degli investitori.
L’attuale sistema è del tutto irragionevole, in quanto incentiva l’investimento in titoli di Stato (inclusi quelli emessi da Paesi esteri) a scapito dell’economia reale. L’unificazione delle aliquote rappresenta quindi non solo una semplificazione, ma anche un passo verso un sistema più equo, efficiente e coerente con gli obiettivi di crescita economica di lungo periodo.
Piena compensabilità tra plusvalenze e minusvalenze e tassazione per competenza Una riforma della disciplina fiscale delle rendite finanziarie dovrebbe introdurre la piena compensabilità tra plusvalenze e minusvalenze, superando l’attuale distinzione tra redditi di capitale e redditi diversi.
Inoltre, la tassazione italiana avviene per cassa, al momento della liquidazione del titolo. Occorrerebbe introdurre un regime ordinario di opzione per la tassazione per competenza, prevedendo la possibilità (in passato prevista episodicamente) di "affrancare" le proprie plusvalenze, da tassare con una aliquota inferiore a quella ordinaria. Lo stato incasserebbe di meno ma prima, e si ridurrebbe la distorsione dei portafogli.
Piena deducibilità interessi passivi e oneri finanziari delle imprese Lo Stato italiano ha limitato la deducibilità di interessi passivi e oneri finanziari eccedenti gli interessi attivi a una percentuale del valore della produzione, dando per scontato che tale misura sia l’unica in grado di rendere sostenibile il debito contratto dall’impresa. Si tratta delle disposizioni per il reddito d’impresa contenute nell’articolo 96 del TUIR che non consentono alle imprese indebitate, anche in misura fisiologica e sostenibile, di godere di una piena deducibilità di questi costi. L’intento dichiarato è quello di limitare l’incentivo a contrarre troppo debito ma l’effetto è quello di costringere spesso le imprese che si indebitano, anche se in misura sostenibile in base alle proprie esigenze e alle caratteristiche del proprio business, a pagare su tali interessi indeducibili anche le relative imposte. Una misura che per lo Stato rappresenta un evidente aumento strutturale di gettito ma per le imprese un aumento fiscale del costo del denaro che aumenta i rischi del dissesto invece di ridurli. Di conseguenza è necessario consentire la piena deducibilità di interessi passivi e oneri finanziari.
Operatività dell’Agenzia delle entrate Spesso il rapporto tra il contribuente e le autorità tributarie è squilibrato e questo genera sfiducia. L’Agenzia delle Entrate ha conseguito importanti risultati nel contrasto dell’evasione e dell’elusione. Tuttavia, da anni la sua operatività è viziata da accertamenti temerari e imponderabili, incoraggiati dagli incentivi al personale che dovrebbero essere collegati soltanto a quanto effettivamente riscosso. La certezza del diritto (e del dovere) dovrebbe essere garantita da atti interpretativi semplici e da comportamenti conseguenti.
Secondariamente, gli avvisi di accertamento concernenti le imposte dirette e l'IVA, nonché i connessi provvedimenti di irrogazione delle sanzioni, emessi dal 1° ottobre 2011 e relativi ai periodi d'imposta in corso al 31 dicembre 2007 e successivi, sono titolo esecutivo. Pertanto, l'agente della riscossione, sulla loro base e senza la preventiva notifica della cartella di pagamento, può procedere a all’espropriazione forzata con i poteri, le facoltà e le modalità previste dalle disposizioni che disciplinano la riscossione a mezzo ruolo. La procedura di concentrazione della riscossione nell'avviso di accertamento (che prevede, dunque, il superamento del ruolo esattoriale e della cartella di pagamento, rispetto all'attività di controllo sostanziale, e l'attribuzione allo stesso avviso di accertamento della funzione di titolo esecutivo), è stata introdotta con l'obiettivo dichiarato di semplificare e velocizzare la riscossione ed è contenuta nell'art. 29 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 (convertito, con modificazioni, dalla Legge 30 luglio 2010, n. 122). In realtà essa ripropone, sia pure in forme diverse e attenuate, un’odiosa vessazione dello Stato nei confronti dei cittadini: il meccanismo del solve et repete, ovvero del “prima paghi e poi contesti”. Si tratta di un principio illegittimo nel diritto tributario, più volte dichiarato incostituzionale dalla Corte. E’ accettabile che lo Stato sottragga preventivamente i beni di un qualunque cittadino nella dichiarazione tautologica che tanto gli dobbiamo? Occorre, pertanto, abrogare le norme in materia, e più precisamente l’art. 29, comma 1, lett. a)-g), d.l. n. 78/2010.
Infine, l'art. 32, c. 1, n. 2, d.P.R. 600/1973 prevede che i prelevamenti effettuati nell’ambito di rapporti bancari possono essere imputati come ricavi. Per intenderci, un prelevamento da conto corrente di titolarità di un’impresa può essere ritenuto, per via presuntiva, frutto di maggiori redditi «nascosti». Tale norma va abrogata.
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